Ischia : l'alluvione del 24 ottobre 1910
L'isola d' Ischia, il 24 ottobre 1910, fu colpita da un'alluvione che apportò danni immensi in tutti i Comuni. Dire di quell’uragano è per noi impossibile e non resta che affidarsi alle cronache di quei giorni, redatte da spettatori alla distanza di appena quindici giorni.
Citiamo pertanto integralmente da "La Vedetta del golfo" - n. 21-22 del 10 novembre 1910.
Le cause
Dopo il giorno disastroso del 24 ottobre, mentre i più attendono a riparare alla meglio i danni, rimpiangendo senza investigare, alcuni cercano di investigare le cause che cagionarono tanta iattura. E queste cause vengono ridotte a tre:
1) straordinaria caduta di acqua: i pluviometri hanno segnalato una quantità di acqua, quanto mai per l'addietro. E alla intensità si aggiungse la durata: sei ore continue a piovere a ciel rovescio;
2) insufficiente incanalazione.
3) causa non ultima né trascurabile il diboscamento.
A Ischia
E cominciamo di qua per procedere con ordine. I danni sono stati enormi. Il tratto di strada tra i palazzi Garofalo e Mazzetta è stato portato via completamente: la casa De Vico a Casalauro deve essere abbattuta; parecchie case a Porto d'Ischia e alla Mandria sono state colme di fanghiglia; la strada Quercia, la via Nuova che mena a Fiaiano, la via Principessa Margherita sono ridotte a uno stato deplorevole; l’acquedotto municipale che alimenta Ischia e Porto è stato deviato sin dalla sorgente; quasi tutti i fondi del Comune sono stati danneggiati, ma alcuni hanno addirittura perduta la configurazione primitiva, sono completamente perduti; le paludi di Porto d'Ischia vennero convertite in laghi; e i virenti raccolti, speranze fiorite di centinaia di famiglie, andarono miseramente perduti.
A Casamicciola
Casamicciola poi è sempre il paese classico di tutti i disastri : ha sofferto più di ogni altra contrada e in tre punti diversi.
Alla marina quel rione di baracche è restato completamente allagato; sono centinaia le famiglie messe sul lastrico, si è avuto qualche morto.
Alla contrada Bagni il disastro è stato maggiore. Lo stabilimento Lucibello è una pietà, è andato miseramente distrutto; altri stabilimenti a ridosso hanno avuta la stessa sorte; grandemente è stato danneggiato lo stabilimento Manzi; le altre abitazioni della contrada, quale più quale meno, hanno subito la stessa sorte. Sono scesi dalle pendici dell'Epomeo dei blocchi enormi, alcuni sino a 5 metri cubi di volume; sembra incredibile, ma bisogna vedere per credere!
Alla contrada Rita poi devastazione generale; case pareggiate al suolo; due o tre stabilimenti ad uso dei fanghi, sorgenti di ricchezze, interamente distrutti; le rotaie delle volte le osservammo sulla marina di Lacco attorcigliate come pieghevoli tralci di vite; undici i morti. I floridi vigneti che rivestivano le pendici dell'Epomeo interamente distrutti.
A Lacco Ameno
Quanto è poco ameno questo Lacco oggi che una nube di dolore gli si è distesa sul volto. La zona investita dalla corrente, all'entrata del paese, è interamente distrutta. È stata pure seppellita la sorgente d'acqua potabile che dissetava tutta la popolazione. Si sono avuti quattro morti. Un certo, quando vide travolgere la baracca, si avvinse alle spalle del figlio diciotttenne; passò la tempesta e il povero padre fu impotente a contendere il figlio alle onde, se lo vide strappato e andò miseramente travolto.
Il giovane Ascanio Luigi, con coraggio veramente encomiabile, salvò otto persone. Iacono Giuseppe con pericolo della vita salvò due altri. Sono tanti gli episodi di coraggio che si raccontano in questo Comune.
A Forio
A Forio è stata completamente allagata la contrada di Monterone. Non meno di tre metri di mota hanno rialzato il livello delle strade e hanno ricolmi tutti i bassi: magazzini, case, cantine, chiese. Seriamente messe in pericolo le chiese di S. Michele e di S. Lucia. Un fulmine cadde sulla Parrocchia di S. Vito. Le campagne sulle pendici dell'Epomeo, dal versante di Forio, sono forte danneggiate; danneggiatissime sono le campagne di Panza.
A Barano
Barano è uno dei Comuni fortemente danneggiati in tutto il suo vasto territorio. Le vie non più esistono, si debbono tracciare di nuovo. A Pieio molte case sono state danneggiate nella statica; il camposanto è stato mezzo asportato. Le campagne sono state danneggiate assai, alcuni fondi hanno ricevuto guasti immensi, molte cantine sono restate allagate.
A Serrara Fontana
In questo Comune più alto dell'isola i guasti sono stati meno accentuati. I soliti scompigli alle strade, i profondi solchi segnati dalla lava attraverso i campi; pochi allagamenti, niente vittime.
Il dovere delle autorità
Le autorità, bisogna confessarlo subito, hanno fatto il loro dovere nel più vero senso della parola. A cominciare dai sindaci nei singoli paesi a salire per tutta la scala gerarchica, sottoprefetto, deputato del collegio, prefetto, ministro della Marina on. Cattolica, Sua Maestà il Re, tutti corsi sul luogo del disastro. Il sindaco di Napoli on. Del Carretto, il Comm. Giulio Rodinò sono stati i primi ad accorrere. I soldati, i marinai della R. Marina, notte e giorno non hanno avuto pace, sempre in continuo moto, operando con vero slancio italiano. Il ministro on. Cattolica nei tre giorni che si è indugiato a Ischia ha visitato insieme con l'On. Strigari quasi tutta l'isola.
La visita del Re
Sua maestà il Re (Vittorio Emanuele III che stava a San Rossore precipitosamente è corso su questo Mezzogiorno nostro così amaramente e ripetutamente percosso. Arrivò a Casamicciola su una torpediniera, l'Orfeo, alle due pomeridiane mercoledì 26.
Ossequiato rispettosamente dal popolo e dalle autorità incominciò il peregrinaggio doloroso: volle vedere tutto, volle confortare assai. Nella piazza Bagni, la più percossa, ricevette l'omaggio del clero locale, disse la parola di ringraziamento il Rev. Don Cristofaro Morgera.
Da Casamicciola, sempre per la via di mare, passò a Ischia. Quivi si incontrò con Mons. Palladino, il vescovo diocesano. Sua Maestà si fece incontro al Vescovo e gli porse la mano. Mons. Vescovo con l'eloquenza che veniva dalla pietà ringraziò il Re dell'onore fatto all'isola e dell'interesse che piglia in tanta miseria.