Agricoltura
Il deterioramento biologico delle coltivazioni
I danni provocati dagli insetti, per attacchi diretti alle piante o a prodotti immagazzinati, sono notevolissimi.
Da una relazione tenuta dal prof. Martelli a Portici nel 1976 risultava che le perdite per attacchi parassitari si aggiravano intorno al 15 per cento, come a dire che questi prodotti ben preservati potrebbero essere alimento per almeno 130 milioni di persone. Ma non ci sono soltanto danni diretti; anche l'uomo ha arrecato notevoli danni con l’uso eccessivo di insetticidi, contribuendo in maniera rilevante a creare una situazione di grave squilibrio ecologico.
In un breve volgere di anni, si sono trasformate le campagne tradizionali a coltura promiscua in aree industrialmente specializzate. Accanto a questa specializzazione e connessa ad essa, la concimazione per elevare la quantià prodotta ha contribuito come altro fattore disperdente della già compromessa stabilità biologica. Se poi si considera l'intensificarsi dei trattamenti che gli agricoltori hanno dovuto imporrre per portare alla frontiera prodotti esenti da malattie, per far fronte appunto ai nuovi mercati europei, si capisce ancora meglio il deterioramento biologico delle nostre coltivazioni. Tutto ciò ha provocato la comparsa di nuove specie di artropodi e di crittogame, prima poco conosciute,e che sono diventate veri flagelli.
La lotta contro gli insetti deve essere intesa come arte e come scienza - sono parole del prof. Briolini di Bologna. È indispensabile che la difesa fitosanitaria non sia più un fatto isolato e lasciato al libero arbitrio del singolo agricoltore,il quale si orienta secondo principi personali su metodiche di lotta che spesso cadono in momenti sbagliati.
La difesa fitosanitaria
L'uso indiscriminato di insetticidi non adatti ha l'unico effetto di aumentare lo squilibrio della biocenosi delle coltivazioni. Nuove metodiche si sono imposte infatti negli ultimi anni, in alternativa alla cosiddetta lotta tradizionale, vanno sotto il nome di "lotta biologica”, "lotta integrata”, ed altre che in questa sede non è il caso di sottolineare.
Ed è proprio sulla lotta integrata che bisogna soffermarsi per considerare che nelle condizioni attuali è la più indicata: la sua attuazione è lunga e laboriosa, ma non certo priva di risultati che infatti giungono e sono duraturi e definitivi. Questa metodica, che si avvale anche di sostanze attrattive feromoniche, passa per una prima fase che è detta di ricerca: con rilievi faunistici si valutano la soglia di tolleranza del danno, la biologia,la metodica di lotta, I' epoca di intervento, le azioni secondarie degli insetticidi sulla fauna utile. Si passa poi alla seconda fase "estensione sperimentale", durante la quale la metodica viene provata sulle colture in pieno campo e nel frattempo si formano i quadri dei tecnici che seguiranno, una volta avviato il lavoro, la metodica.
Infine una terza fase "divulgazione sorvegliata", durante la quale si cercherà di valorizzare lo sforzo comune, tentando associazioni di coltivatori che provvedano a far effettuare su un territorio sempre più vasto la metodica.
Riflessi isolani
Da questi presupposti appare chiaro che in un'agricoltura part-time, come quella isolana, è difficile riuscire ad imporre programmi di questa levatura. La polverizzazione della proprietà , la mancanza di conoscenze tecniche sulla difesa che nelle nostre campagne sono rimaste ferme al solfato di rame, salvo rare eccezioni, fanno il resto.
Un impegno grosso, ma necessario
Cercare di risolvere la crisi dell' agricoltura isolana con la formulazione di ipotesi o progetti è quanto mai vano; l’impegno è grosso per chiunque anche per le forze politiche, ma di certo è un problema che le autorità comunali dovranno pure affrontare ed a tale titolo elenco alcuni suggerimenti che, lungi dal voler essere profetici o risolutori, siano argomento per discussioni future in seno alle amministrazioni competenti:
1) Dotare l'agricoltura di tecnici specializzati in queste metodiche di "lotta integrata".
2) Rifacimento delle strade interpoderali e dei sentieri di campagna, tali da permettere l’accesso alle macchine agricole.
3) Snellimento delle pratiche per concessioni di prestiti agricoli (ci sono persone che aspettano i soldi per scassi di terreni effettuati tre anni fa).
4) Agevolazioni sull'acquisto di presidi sanitari.
5) Favorire la meccanizzazione agricola, con un parco macchine di proprietà dei Comuni e che verrebbero usate a favore dell'agricoltura, utilizzando i giovani della legge 285.
6) Rilevamento della situazione agricola isolana per poter poi incidere sui piani regolatori comunali, imponendo il rispetto delle vere zone agricole.
Massimo Malatesta