Ischia sconosciuta
Le "pietre" dell'isola d'Ischia

[ Pagina 1/5: 1   2   3   4  5 ]

"Conoscete voi quella terra dove il pampino e l'amo sono l'emblema dei suoi laboriosi figli? Dove il mare, ora accarezza teneramente le sue spiagge sterminate, ora corre a infrangersi contro rupi scabrose? Ove il pino sacro agli amanti accoglie nell'ombra i teneri sospiri delle donne innamorate?
(Questa terra) è Ischia: la terra dei mille panorami, dei più svariati colori, dove lo stridio della cicala matura le vigne, e le acque scaturenti dalla roccia mormorano il carme della pace, e la benefica onda sorgiva ridona la gioia ai sofferenti e prolunga la vita ai mortali. (...) Tutto in quest'isola parla di mistero: l'eterno ondeggiare del mare, le balze profumate di origano e di menta selvatica, i paesucoli immersi nel verde.... si ha l'impressione di trovarsi oltre il tempo, di dove si scorge la vita, l'uomo in una pace serena, che infonde una soavissima e irresistibile ebbrezza di vivere!" (G. Cervera G. - Questa è Ischia, 1955).

Non è soltanto un'isola "che non c'è più", mutata dallo sviluppo degli ultimi anni, quella che viene fuori dalla lettura di alcuni testi che ci ha lasciato Giovan Giuseppe Cervera, ma anche un'isola che può mostrarsi chiaramente in tutto il suo "mistero" a chi la percorre, attento ad ogni immagine, ad ogni pietra che si trova da presso o intravede in lontananza, se gli sembra fatica improba portare i propri passi lungo sentieri impervi e "scarrupati". Il Cervera deve certamente aver girovagato in lungo e in largo, se è capace di indicare, di dare il nome specifico a ciascun anfratto, a qualsiasi angolo, e soprattutto a quelle "pietre" che hanno fatto parte della vita dei nostri antenati: di queste non di rado sono ricordati fatti e fatterelli che forse a noi danno l'impressione di fiaba, ma che devono anche aver costituito una realtà nelle epoche passate. E sia pur soltanto con la lettura e con la fantasia ci si può inerpicare su per le balze (lontane dalle nostre comuni passeggiate), come peraltro procedere lungo spiagge e lidi più frequentati e noti. Ma si riesce a scoprire qualcosa di nuovo e che normalmente non ha mai fatto da richiamo per la nostra attenzione (anche perché per molti tratti ormai si va soltanto in macchina).

 Da una comunicazione di Giovan Giuseppe Cervera tenuta nell'adunanza del Centro Studi dell'isola d'Ischia del 4.10.1959 riportiamo la seguente descrizione:
" (...)
La Falanga, solitaria come un convento di frati; S. Angelo, ultimo vestigio d'un passato aprico, ultimo capriccio d'un'era fatata; Castanite, prora di bastimento sopra un'immensa colata lavica che, come mare in tempesta, s'avvolge in mille contorcimenti di perpetua agonia; il Castello venuto a costruirsi come un paesaggio fiabesco; il Porto che in certi momenti del giorno assomiglia a una giostra fatata in cui corrono in delirio carrozzelle dai fili d'oro con l'ultimo vertice degli alberi, e una folla di gente gesticolante in giro su questo carosello di luci e di colori; Matarace su cui tutti si soffermano a contemplare e si stropicciano gli occhi per vedere se è un sogno o una realtà questo presepe vivente che pare stia in mezzo ai monti circostanti come un bel giocattolo tra ninnoli d'oro; la Guardiola di Testaccio, piccola vedetta isclana che scruta dall'alto del cassere l'orizzonte; l'Epomeo che riserva al tramonto l'ora delle pure emozioni; S. Montano, ultimo canto della natura: come vedete ci troviamo già di fronte a un modo diverso di intendere l'Isola, inconfondibile per i suoi nomi caratteristici, perché esso è il modo di vedere di chi ama l'Isola, che l'ha percorsa in lungo e in largo traendo da ogni zolla di terra ispirazione e amore.

[ Pagina 1/5: 1   2   3   4  5 ]

SU