La pesca delle salpe con la nassa di Giuseppe Silvestri |
La pesca delle salpe (ind. sarpe)
fu praticata all'inizio degli anni 1970 a Lacco Ameno nel tratto
di mare tra la Punta di Monte Vico e il Santuario (di fronte all'attuale
eliporto sulla litoranea Lacco-Casamicciola). Erano stati individuati
quattro o cinque posti ed i pescatori giravano, avevano
cioè stabilito una turnazione ad anno. Questa pesca a Lacco
fu praticata da Raffaele Monti (detto Popolo e poi Popolabreo),
Giuseppe Pascale (detto u Penzetiello), Ciro Monti (detto Capaglione),
Giovanni Buonocore.
Raffaele Monti era stato emigrante in America e ritornato negli anni '30, si diede alla pesca, attività in cui si rivelò esperto ed ingegnoso. Fu lui per primo che, tra la curiosità e l'incredulità degli altri, utilizzò lo "specchio". Questa pesca si effettuava con una sola nassa di 40 cm di altezza per circa un metro di larghezza, realizzata con mortella, canna e giunco. Per esca si utilizzava l'erba di mare che si raccoglieva dal gozzo con un uncino tra gli scogli antistanti la litoranea e soprattutto al Capitello. Il sistema richiedeva una particolare preparazione. Infatti, prima di calare la nassa, per qualche giorno sul posto prescelto veniva calata sul fondo (profondità dai sette ai quindici metri) una corda tenuta dal pelagno cui veniva legata l'erba nell'ultimo metro per richiamare le sarpe ed abituarle allo stesso posto. Quando stava per essere consumata l'erba, con la stessa cima veniva calata la nassa, in cui in modo strategico si disponeva altra erba. I pescatori (generalmente due) rimanevano di guardia e segnalavano alle barche di evitare di passare sul posto. Poi con prudenza si avvicinavano lentamente a corrente e attraverso lo specchio guardavano se erano entrate nella nassa le sarpe, nel qual caso si recuperava. I pesci non potevano uscire perché puntavano il muso verso il fondo. Messa la nassa sulla barca, si facevano calare le sarpe dallo sportello inferiore direttamente in un tino di legno con acque per tenerle vive. In una giornata si potevano pescare sino a 50/60 kg. Raffaele Monti aveva osservato attraverso lo specchio che i dentici per mangiare le sarpe nella nassa, facilmente la sfondavano. Allora pensò di utilizzare il filo di ferro nella costruzione delle nasse per catturare i dentici, mettendo come esca una sarpa viva legata ad un filo. |