Narra un'antica
leggenda che un giorno molto lontano nel tempo, spinta dal vento
e dalle correnti marine, proveniente dall'Africa giunse nella
baia di San Montano una piccola barca che conteneva il corpo senza
vita della giovane martire Santa Restituta.
Essa era apparsa in un sogno
premonitore a una pia e umile donna, di nome Lucina, di Lacco
Ameno.
Quest'ultima fu invitata da
un angelo a recarsi sulla spiaggia, per raccogliere il corpo della
giovane martirizzata e darle una degna sepoltura.
Lucina, giunta nella baia, vide tutta la
spiaggia ricoperta di bianchi e profumati gigli, e sulla barca
il corpo senza vita della giovane martire.
Successivamente nell'iconografia
popolare, l'immagine della Santa veniva raffigurata con una porzione
di foglia di palma nella mano destra. Lo testimonia anche un affresco
esistente nella cripta del castello d'Ischia, eseguito da Simone
Martini nella prima metà del 1300, raffigurante S. Restituta
senza fiori nella mano destra.
Più tardi, nel 1470,
si fermò nell'isola d'Ischia P. Pacifico da Sorrento: egli
realizzò una scultura lignea dorata che riproduceva l'immagine
della Santa con dei fiori nella mano destra, precisamente dei
gigli, molto somiglianti a quelli che la leggenda narra fiorirono
sulla spiaggia di San Montano il giorno del suo arrivo, e per
questo furono in seguito chiamati in termine vernacolare gigli
di Santa Restituta. La statua lignea scolpita nel 1470 viene
ancora oggi utilizzata per le processioni durante i festeggiamenti.
Una delle principali testimonianze
della profonda unione tra religione e natura può essere
senz'altro ravvisata nella consuetudine di venerare santi al cui
nome, ed immagine, è legato un fiore o una pianta, come
ad esempio: giglio di S. Antonio (Lilium candidum L.), giglio
di S. Restituta (Pancratium maritimum L.), Maria SS. Consolatrice
del Carpinello (Ostrya carpinifolia Scop.), fior d'Angelo (Philadelphus
coronarius L.), ecc... Queste piante che accompagnano i nomi dei
Santi vengono subito individuate dai fedeli e mai confuse con
altre specie botaniche.
Per quanto concerne il Pancratium
maritimum L., è necessario precisare che solo nell'isola
d'Ischia questa specie è conosciuta col nome dialettale
di giglio di Santa Restituta, mentre in tutto il resto d'Italia
viene chiamato giglio marino.
Il mese di maggio è
caratterizzato da numerose ricorrenze religiose, in particolare
a Lacco Ameno il 17 maggio si venera con festeggiamenti solenni
Santa Restituta.
In passato, in occasione
di questa ricorrenza, i fedeli raccoglievano lungo i litorali
sabbiosi dell'isola questi gigli. Alcuni di essi con tali fiori
adornavano le barche utilizzate per la processione via mare, altri
in segno di devozione addobbavano l'interno della chiesa, in particolare
l'altare della Santa.
Numerose erano anche le offerte
realizzate con altri materiali, come ad esempio alcuni bouquet
di gigli confezionati assembrando migliaia di pezzettini di corallo,
oppure con la paglia di grano carosella. Questi lavori,
costruiti dai fedeli con notevole maestria, riproducevano la forma
dei fiori del Pancratium maritimum L.; molto spesso la fantasia
e l'estro dell'artigiano andavano oltre la riproduzione dei semplici
fiori, così realizzava, sopra queste corolle, anche dei
bombici e delle farfalle.
Nel corso degli anni, nel Santuario
di Santa Restituta sono state lasciate diverse testimonianze attraverso
gli ex voto offerti dai fedeli. Molti sono modelli ripetuti nella
forma, ma alcuni, realizzati con materiale molto semplice come
la paglia di grano, rappresentano delle opere uniche ed irripetibili,
veri capolavori sono stati donati alla Santa. Ancora oggi, a distanza
di oltre un secolo, è possibile ammirare questi manufatti
conservati nel museo attiguo alla chiesa.
Attualmente non si adornano
più come una volta le barche per la processione via mare,
né l'interno della chiesa, né tanto meno si realizzano
manufatti artigianali per donarli alla Santa, come si faceva in
passato. Durante la festa, per gli addobbi si utilizzano altri
tipi di fiori e altri materiali, poiché quelli che si utilizzavano
in passato sono ormai introvabili. Ma nonostante tutto in occasione
dei festeggiamenti della Santa, vicino alle edicole votive vengono
deposti assieme ai fiori alcune spighe di grano, queste ultime
molto probabilmente a ricordo della vecchia tradizione.
Che cosa è,
a cosa serve, il Pancratium maritimum L. dal punto
di vista botanico, ecologico e paesaggistico. Questa specie appartiene
alla famiglia delle Amaryllidacee e, senza alcun dubbio, è
una delle piante più ornamentali e profumate dei litorali
sabbiosi, con i suoi grandi fiori bianchi, molto belli, che sbocciano
nei mesi estivi. Pianta geofita psammofila, provvista di grossi
bulbi e lunghe radici in grado di raggiungere la falda freatica.
Le foglie sono nastriformi lunghe 30-40 cm, di un verde glauco,
molto flessibili ben adatte all'ambiente arido e ventoso delle
sabbie. Lo scapo fiorale alto da 20 a 50 cm porta da 3 a 10 fiori
grandi, bianchi, molto appariscenti, intensamente profumati dopo
il tramonto del sole.
Il suo areale di distribuzione
è esteso a quasi tutte le regioni mediterranee. In alcune
zone dell'Italia meridionale e insulare, oltre a questa specie,
si trova anche il giglio illirico (Pancratium illyricum L.),
molto simile al precedente ma con fiori più piccoli di
colore bianco, diversamente conformati.
Il genere Pancratium
comprende circa 15 specie: di queste, solo le due specie menzionate
vivono alla stato spontaneo in Italia. Possono essere tutte coltivate
nella maggior parte delle regioni italiane, in terreni molto ricchi
di sabbia, estremamente permeabili, ben esposti e soleggiati.
I litorali sabbiosi sono ambienti
molto particolari, difficili, a volte ostili verso qualsiasi forma
di vita, come lo sono altrettanto tutti gli ambienti che si interpongono
e che costituiscono l'interfaccia tra le terre sommerse e quelle
emerse.
Tutte le specie vegetali che
vivono in questi ambienti, molto ristretti, hanno sviluppato una
serie di adattamenti molto specifici che consentono la loro sopravvivenza,
anche nelle condizioni più estreme. Per questi motivi le
specie delle rupi marine non potranno mai vivere su un litorale
sabbioso e viceversa.
Il Pancratium maritimum L.
vegeta e si sviluppa all'inizio della primavera, in questo periodo
le lunghe radici sono in grado di raggiungere la falda freatica,
prima che il caldo estivo prosciughi le sabbie superficiali. In
generale le geofite (anche il nostro giglio) sono piante provviste
di organi sotterranei, come bulbi, tuberi o rizomi, i quali permettono
loro di superare senza danni irrimediabili i periodi sfavorevoli.
Tali organi, grazie alle sostanze di riserva in essi accumulate
nel precedente periodo vegetativo consentono lo sviluppo delle
piante nelle prime fasi di attività. Durante il periodo
di riposo di questi vegetali, nessuna delle loro parti è
visibile al di sopra del terreno. Solo alla ripresa dell'attività
vegetativa si formano organi a funzione fotosintetica, come le
foglie.
Le sostanze prodotte in
seguito alla fotosintesi sostituiscono le vecchie fonti di nutrimento
nel sostentamento della pianta. Successivamente si formeranno
i fiori che dopo l'impollinazione e la successiva fecondazione
produrranno i semi, che assicureranno la continuità della
specie.
Nell'ambito di questo
gruppo di piante, il Pancratium maritimum L. occupa un ruolo molto
importante poiché con la sua presenza sugli arenili favorisce
gli accumuli di sabbia che viene rimossa dall'azione del vento,
e quindi partecipa alla formazione di piccole dune.
Il primo studioso a interessarsi
a questa specie, fu il botanico italiano Andrea Cesalpino nel
1583. Più tardi, nel 1834 per quanto riguarda solo l'isola
d'Ischia, veniva segnalata genericamente la presenza "sulle
arene marine" da Giacomo Stefano Chevalley de Rivaz.
Nel 1854, Giovanni Gussone
fu più preciso e ne segnalò la presenza sempre sulle
arene marine di Lacco, alla marina di San Montano; Forio, alla
marina di Citara e di Montevergine, infine alla marina di S. Angelo.
Attualmente questa specie,
in quasi tutto il suo areale di distribuzione lungo le coste del
Mediterraneo è in regressione, seriamente compromessa a
causa della forte antropizzazione e dello sfruttamento intensivo
dei litorali sabbiosi.
Nell'isola d'Ischia è
quasi del tutto scomparsa, l'unico luogo dove ancora oggi sono
presenti pochi e sparuti esemplari si chiama Punta San Pancrazio,
toponimo molto simile al nome scientifico del genere a cui appartiene
il giglio di S. Restituta.
È opportuno ricordare
che, quando scompare una specie vegetale, con essa scompare anche
un microcosmo composto prevalentemente da piccoli animali legati
alle piante: essi infatti mangiano le loro foglie, impollinano
i loro fiori e disperdono i loro semi, di conseguenza sono necessari
gli uni agli altri.
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