Taccuino di viaggio
Marrakech città imperiale
di Carmine Negro

 
Marrakech è una città straordinaria
per il clima, le forti contraddizioni sociali ed economiche, le tracce
di una storia millenaria

È un caldo pomeriggio di fine estate; il cielo, di un azzurro chiarissimo, tende in lontananza a un turchino tenue. L'aria tersa rende la mole del Vesuvio più imponente e grave. Una luna dai colori caldi si leva lentamente dal bordo del gigante che giace addormentato e va ad occupare la linea dell'orizzonte. È una luna enorme, gravida di promesse per la notte che sta per sopraggiungere, racchiude il calore e le storie dell'estate, richiama alla memoria il fluire del tempo. Tra poco si leverà più in alto, diventerà piccola e fredda perderà i toni caldi dell'Africa. Voglio rivivere con questa luna di poca memoria le vibranti emozioni che ancora porto dentro; l'inverno trasformerà le emozioni in ricordo che come si sa sono prive delle asperità del presente.
Il clima che trovai nella seconda metà di agosto a Marrakesh era caldo e secco. Il colore delle mura, un'imponente cinta in impasto d'argilla e calce che si sviluppa per una decina di chilometri, alte tra i 6 e gli 8 metri, aperte da una decina di porte monumentali in stile ispano moresco, è lo stesso di quello della terra che le ospita. La cinta di mura, più volte allargata per comprendere le successive espansioni della Medina, racchiudono una città che molto probabilmente doveva essere un accampamento o forse un mercato. Fu fondata tra il 1060 e il 1070 dai nomadi della tribù degli almoravidi e divenne ben presto il primo dei grandi imperi berberi della storia del Marocco. Fu capitale dell'impero almoravide del quale resta il minareto della moschea Koutoubia che tradotto dall'arabo significa moschea dei Librai - dai kutubijn (mercanti di manoscritti) - arrivati nel XII e XIII secolo a disporre il loro materiale sul sagrato dell'edificio.
Una prima moschea, eretta dopo il 1147, venne distrutta perché il suo orientamento rispetto alla Mecca non era corretto. Quella attuale, risalente al 1158, una delle più vaste dell'Occidente islamico, più bella per imponenza architettonica e ricchezza di decorazione, è rigorosamente vietata ai non musulmani.
Le mura della città custodiscono veri tesori d'arte, luoghi della memoria e del quotidiano, insieme a sacche di estrema povertà.
Le tombe sadiane furono costruite a partire dal 1591 e destinate a raccogliere le tombe degli avi del sultano Ahmed el Mansour.
La delicatezza della decorazione e la purezza delle linee architettoniche ne fanno un complesso eccezionale. Quando Moulay Ismail riuscì nel 1677 a forzare le porte della città, preferì proteggere le tombe con una solida muraglia piuttosto che raderle al suolo. Furono scoperte nel 1917 dal Service des Beaux-Arts et Monuments. Oggi l'accesso è possibile grazie ad un corridoio aperto tra le mura della vicina moschea della kasba (cittadella). All'interno, la koubba (che inizialmente significava cupola e in seguito per estensione tomba sormontata da una cupola solitamente di un capo venerato dalla popolazione), la sala principale del primo edificio, una cappella finemente lavorata che ospita le spoglie di Lalla Messaouda madre del sultano sadiano Ahmed el Mansour, la sala del mirhab ornata di porte di cedro massiccio e di un mirhab (nicchia della preghiera orientata verso La Mecca), la Sala delle Dodici Colonne la cui cupola in cedro dorato si appoggia sulle dodici sottili colonne in marmo di Carrara. Entrare attraverso la strettoia buia creata nel muro in questo spazio significa fare un viaggio in un luogo dove il tempo si è fermato su una istantanea di splendore che l'ingegno umano ha saputo creare sfidando i confini tecnici e le barriere dell'era.
Girando nella Medina, nel cuore dell'antico quartiere arabo si trovano alcuni degli edifici religiosi e civili storicamente più significativi della città.
Uno degli edifici più belli di Marrakesh è senza dubbio la medersa di Ben Youssef. Fondato intorno alla metà del XIV secolo, in età merinide, fu totalmente ricostruito nel 1554-65 e si affermò come la più grande scuola coranica del Maghreb. Il cortile; luminosissimo, presenta al centro una vasca per le abluzioni, e sui lati due gallerie sorrette da pilastri, con architravi in legno cesellato. Al primo piano si trovano gli alloggi degli studenti disposti intorno a balconate interne che si affacciano sul grande cortile interno o sulla Medina. La medersa contava 132 camere e poteva ospitare fino a 970 studenti.
La Medina con i suoi raffinati capolavori, sito tutelato dall'Unesco come patrimonio dell'umanità, racconta di una città che nel corso dei secoli è stata capitale e punto di riferimento di una intera nazione. Un manoscritto dell'XI secolo conservato nella biblioteca della Karaouine di Fès, menziona "Marrakouch", il paese dei figli di Kouch, i guerrieri dell'Africa Nera provenienti da Aoudaghost, grande città carovaniera immersa in un palmeto della Mauretania. Di Marrakesh, capitale dell'impero almoravide e successivamente almohade, oltre al minareto della moschea Koutoubia, di cui abbiamo parlato, sussistono la koubba el-Baadiyn, interrata per un sollevamento del suolo e riportata alla luce nel 1952, caratterizzata da una elegantissima cupola, esemplare per raffinatezza e semplicità di decorazione e l'alta muraglia con le porte monumentali. In questo periodo la città fu un centro filosofico arabo, che richiamò nella capitale numerosi letterati, scienziati e filosofi, costruì giardini come quello dell'Agdal e si arricchì con l'esportazione di cuoio, zucchero e ceramica.
Dopo aver lasciato la porta Bab el-Jédid, attraversato un nuovo quartiere residenziale, a 2Km dalla città si arriva ai parchi della Ménara. Il parco coltivato soprattutto a olivi è alimentato, attraverso una rete di canalizzazione convergente, dalle acque di un vastissimo bacino del XII secolo che prende l'acqua dalla catena montuosa dell'Atlante ad opera di un antico condotto.
Sulle rive dell'acqua un piccolo padiglione completamente rimaneggiato nel secolo scorso assume una colorazione dorata al tramonto. I sultani se ne servivano per gli appuntamenti galanti; secondo la leggenda, un sultano aveva l'abitudine di gettare la sua compagna della notte nell'acqua.
Nel 1269 Marrakech perse il ruolo di capitale a favore di Fès. Nel 1521 i Sadiani conquistarono la città e fecero di Marrakech l'unica capitale del Marocco. Di questo periodo restano le tombe sadiane e i pochi resti del palazzo di el-Badi che per la grandiosità è stato definito l'Incomparabile. Si racconta che il marmo di Carrara che serviva a questi sovrani per decorare i magnifici edifici della capitale fossero pagati a peso di zucchero. Nella metà del secolo XVII il sultano alauita Moulay er-Rachid si impadronì della città ma le preferì Fès e Marrakech perse nuovamente il titolo di capitale. Il successore Moulay Ismaïl si impadronì della città ma le preferì Meknès. Non ebbe tregua a cancellare le tracce delle precedenti dinastie: fece demolire il palazzo di el-Badi e cingere con una muraglia le tombe sadiane. A metà del XVIII secolo Marrakesh conosce un nuovo periodo di sviluppo come capitale alauita grazie a Mohammed III. Questo sovrano fece restaurare i santuari e le moschee, costruire un nuovo palazzo, restaurare i giardini dell'Agdal e della Menara, costruire un nuovo giardino, quello della Mamounia. Nel 1912 quando il sahariano el-Hiba si oppose al protettorato francese, venne fermato dalle armate del colonnello Mangin, Marrakech perse per sempre il ruolo di capitale del Marocco per volere del generale Lyautey. Non c'è solo arte a Marrakech. La porta Bab ed-Debbagh si apre sul quartiere dei conciatori dove l'acre odore invade le case, i piccoli sono impegnati in lavori pesanti e la povertà costringe a vendere rami di menta ai visitatori che si avventurano nelle strade pervase dal fetore della concia.

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