Al
tema propostomi: L'utilizzazione del termalismo passa attraverso
l'educazione alla salute, se si aggiungesse un punto interrogativo,
non basterebbe forse un semplice e sintetico "si!"?
All'operatore colto e aggiornato il significato ed il valore dei
tre termini: termalismo, educazione e salute
non può sfuggire e riserva ad essi la considerazione che
la valenza dei significati impone, ma all'uomo della strada, al
cittadino gratificato dall'elevazione del livello economico, dal
consumismo, dal progresso tecnologico ecc., chi mai s'impegna a
spiegare il significato profondo di educazione e salute? Dalla conoscenza
di questi significati scaturisce nell'individuo la capacità
di valutare i benefici che possono produrre le risorse naturali
sullo stato di salute.
Educare, dal latino educere, secondo Palazzi, Cerutti
e Rostagno, deve essere ritenuto come l'atto di svolgere, sviluppare
in altri capacità fisiche e psichiche.
Orbene, se per sanitaria si intende: che concerne la sanità,
l'essere sani, si giunge ad un esatto significato di Educazione
Sanitaria: l'atto, cioè, di sviluppare in altri facoltà
fisiche e intellettuali utili al mantenimento e al recupero dello
stato di salute.
È attraverso questo processo, dunque, che l'uomo raggiunge
il traguardo della capacità di analisi del mondo che lo circonda
con le sue risorse, naturali e non, ed il potere di sintesi del
"quali, quante e come" queste risorse utilizzare.
Prima però di valutare quali e quante risorse utilizzare
e come utilizzarle, vorrei concentrare l'attenzione su due elementi
importanti del nostro discorso: chi deve ricoprire il ruolo di operatore
nel processo e cosa si intende, correttamente, per "salute".
L'OPERATORE - L'educazione,
essendo un processo di induzione, deve prevedere l'esistenza di
operatori capaci di ricoprire questo ruolo in funzione di tre esigenze
basilari: conoscenza profonda delle problematiche, capacità
di trasmettere, adozioni di metodologie corrette.
Non è difficile, a questo punto, individuare negli operatori
sanitari e negli insegnanti le forze attive su cui contare; i primi,
per una più profonda conoscenza delle problematiche sanitarie,
i secondi per una più spiccata capacità di trasmettere,
e perché professionalmente adusi all'adozione di metodologie
(1).
Per completare il discorso non ci può e non ci deve apparire
superfluo ribadire il significato profondo e complesso del termine
salute.
SALUTE - Sono passati
ormai più di quaranta anni dal giorno in cui l'Organizzazione
Mondiale della Sanità, ribaltando una errata interpretazione
del termine, secondo cui per stato di salute bisognava intendere
"assenza di malattia", pur lasciando aperto il dibattito
per una più approfondita ed ampia interpretazione, affermava:
"Salute è stato di completo benessere fisico, psichico
e sociale, e non solo assenza di malattia o di infermità".
Questa definizione ci dovrebbe portare, e non sempre accade, almeno
ad una considerazione: le tre componenti hanno, nel determinismo
dello status, lo stesso peso e la stessa valenza, convivendo in
un equilibrio tale che al di qua e al di là di esso, si propongono
lo stato di salute e la malattia.
Questo confine, tanto più si sposta a favore dello stato
di salute quanto più la presa di coscienza, l'educazione
alla salute hanno radicato nell'individuo i convincimenti alla utilità
di adottare modelli comportamentali capaci di produrre "salute".
Tutto quanto premesso è sicuramente una superficiale trattazione
che, in altre condizioni e situazioni, ha comportato tempi lunghi
di studio e dibattito, ma noi, oggi vorremmo, con estrema semplicità,
giungere a delle ovvie conclusioni generate dalla corretta interpretazione
dei termini e dei concetti.
Partendo dal presupposto che il processo educativo è tanto
più efficace quanto più precocemente iniziato, non
è difficile comprendere come il ruolo della scuola abbia
un peso determinante nella costruzione di una coscienza sanitaria;
è, appunto, sulle giovani generazioni che il processo educativo
raggiunge più concreti risultati in tempi sempre più
brevi. Più solidi e concreti risultati, perché l'adozione
di corretti comportamenti sarà un'abitudine che daterà
dall'infanzia, in tempi sempre più brevi, perché,
nel tempo, il mondo che circonderà colui che avrà
fruito del processo educativo, sarà popolato da una percentuale
sempre minore di elementi che trasgrediscono e da una percentuale
di soggetti via via maggiore che si proporranno in veste esemplare
(2).
Si comincia a delineare, dunque, l'immagine dell'individuo capace
di tendere alla salute, perché conosce e comprende, per cui,
attraverso l'analisi delle disponibilità e dei bisogni, giunge,
con senso critico, alla scelta dell'azione, all'atteggiamento da
assumere, al rifiuto o all'accettazione di quanto, rispettivamente,
pregiudica o favorisce il permanere o il recupero dello stato di
salute.
È a queste conquistate capacità, dunque, che l'uomo
farà appello al momento in cui dovrà operare le scelte.
Al fine di mantenere il più a lungo possibile lo stato di
salute, o di abbreviare al massimo i tempi di recupero di esso,
riserverà, sicuramente, una particolare considerazione alle
risorse naturali.
È da queste che le complesse funzioni dell'organismo, fin
dove è possibile, traggono maggiori vantaggi, riducendo notevolmente
il ricorso a quello che, nell'accezione comune, passa col nome di
farmaco.
Il progresso della scienza ci ha sicuramente fornito preziosi strumenti
atti, più che a mantenere, a recuperare lo stato di salute,
ma di quanto si ridurrebbe il ricorso a questi strumenti, se non
si fosse verificato, proprio in funzione di un sistema di vita indotto
dal progresso, quel lento e progressivo allontanamento dalle risorse
naturali?.
Dei benefici, che scaturiscono dall'utilizzo delle risorse naturali,
l'uomo ha un'esperienza millenaria ed il progresso della scienza
non è riuscito a scalfirne minimamente il valore.
Questa affermazione non teme smentite, non offre spazio ad opposizione,
perché patrimonio della storia dell'uomo; per gli alimenti
ed i medicamenti, da millenni l'uomo attinge a piene mani dalle
risorse naturali; se, però per gli alimenti, l'umanità,
ancora oggi, nella sua stragrande maggioranza, non si allontana
di molto dalle risorse naturali, per contro, l'allontanamento da
altre risorse è risultato via via più diffuso, specificamente
nei paesi evoluti, in funzione di vari fattori, fra cui una più
diffusa alfabetizzazione, il rilevante e rapido progresso scientifico
che ha portato a storiche conquiste, una sempre più ridotta
considerazione dei benefici che produce il rapporto uomo-natura
e, non ultimo, modelli di vita in cui l'ansia e la fretta hanno
sempre più pregiudicato l'equilibrio psicofisico dell'individuo
(prova ne siano la ndiffusione e l'uso sconsiderato degli psicofarmaci).
Di tante risorse, il termalismo è una di quelle che,
sicuramente, risulta penalizzata rispetto al passato, ed il problema
non va guardato sotto l'aspetto della richiesta di utilizzo terapeutico
di queste risorse, perché, in questo senso, si potrebbe anche
essere fiduciosi, ma è venuto meno il culto del termalismo
come pratica abituale, non dell'ammalato, ma dell'individuo che,
in condizioni di buona salute, questa risorsa inquadra nell'ambito
delle esigenze complementari del quotidiano.
Vorrei, quindi, tralasciare la troppo antica storia del termalismo
nel dottrinario medico: dove e a quando si dovrebbe riportare la
più remota citazione? ai Greci, agli Etruschi, ai Romani,
agli Orientali? Ad Ippocrate col suo libro "Dell'aria, delle
acque e dei luoghi", agli Etruschi, che valorizzarono sorgenti
e costruirono terme, ai Romani che grande considerazione riservavano
alla idroterapia e alla crenoterapia e via via nei secoli da Ippocrate
ad Asclepiade di Bitinia e Temisone di Laodicea con la teoria degli
atomi e dei pori e poi Celso e Plinio il Vecchio con la sua classificazione
delle acque termali.
Nel tempo, fino all'800 e '900, giungendo ai giorni nostri, prestigiosi
italiani come Mariani, Scivardi, Messini, Vinai e stranieri come
Vetter, Clark, Wintemitz, hanno sempre più scientificamente
documentato il valore terapeutico delle acque termali, tanto da
produrre nella legge di riforma italiana l'attribuzione di particolare
valore al termalismo nei confronti della riabilitazione, e tanto
da garantire, attraverso l'art. 36, le prestazioni idrotermali "limitate
al solo aspetto terapeutico", a tutta la popolazione, "nei
limiti previsti dal Piano Sanitario Nazionale".
Ma è proprio questa visione che penalizza riduttivamente
il valore del termalismo, che, se come dicevo poc'anzi, viene inquadrato
nell'ambito delle esigenze complementari del quotidiano e non nella
semplicistica veste del medicamento, può incidere positivamente
sull'individuo, perché per tutto quanto la pratica del termalismo
comporta, risulterebbe sicuramente favorito nella sua globalità
il concetto di stato di salute, quell'indispensabile equilibrio
stabile tra soma
È su questa triplice ed allo stesso tempo unitaria visione
del concetto che l'offerta termale si deve proporre.
Già da qualche tempo, a livello di eminenti studiosi del
campo si tende ad affiancare i tre momenti nella pratica del termalismo.
Nell'aprile dell"86, a Milano, nella conferenza "Il Termalismo:
la sua validità scientifica, una risposta attuale per una
diversa qualità della vita", se da un lato personalità
di chiara fama come Rossi-Bernardi, presidente del CNR, Beretta-Angiussola,
Gori, premi Nobel come Daniel Bovet, non hanno mancato di ricordare
la messe di ricerche di ordine critico, biologico, chimico, fisico
per lo studio della composizione delle acque minerali, dei fanghi
e delle inalazioni che hanno prodotto numerosi studi sulle applicazioni
cliniche, prova dell'ndiscutibile fondamento scientifico da attribuire
alle cure termali, per altro verso, in quella stessa conferenza,
si è dato il giusto rilievo a quegli elementi che intervengono
sulla componente psichica: l'intervallo dal lavoro, il periodo di
riposo, il mutamento di sede, la maggiore disponibilità di
tempo libero, l'ambiente salubre delle sedi termali, tutti elementi
che, in definitiva, "producono risultati positivi per quanto
riguarda la qualità della vita" (3).
Ed è proprio in queste componenti, sempre presenti, che si
fonda la valenza della pratica, "questo intreccio tra motivazioni
scientifico-sanitarie e motivazioni legate alla realizzazione di
condizioni psico-fisiche ed ambientali che possono accrescere la
qualità della vita" (3).
Concludendo, vorrei dire: Non è suggestivo pensare che queste
positive, moderne, scientifiche valutazioni non sono più
di quanto, in antico, per legittima ignoranza, veniva definito "i
prodigi di acque miracolose"?
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1 G. de Marco - L'Educazione sanitaria e la Scuola, Relazione
al I Convegno Regionale Campano, 1988.
2 G. de Marco - Teoria del Piccolo Educatore Sanitario, Comunicazione
alla Conferenza Interregionale Italiana di Educazione sanitaria,
marzo 1987.
3. Minerva Medicopratica - Il Termalismo, 3/1987.