Le palme (Fam. Arecaceae)
sono rappresentate da circa 220 generi, con circa 3000 specie
(1). Sono piante tipiche delle zone tropicali, mentre nelle regioni
a clima temperato sono presenti poche specie. Ad esempio, in Europa,
sono endemiche solo 2 specie: Chamaerops humilis
L. e Phoenix theophrasti Greuter. L'importanza economica
di questo gruppo di piante è notevolissimo (2). Basti pensare
al loro impiego nel campo alimentare, medicinale, cosmetico e
artigianale. La coltivazione delle palme da datteri e da cocco
è fondamentale per la sopravvivenza di alcuni popoli. Di
molte altre specie vengono utilizzate a scopo alimentare le infiorescenze,
i frutti e altre parti tenere, cotte o crude. Da altre si ricava
acqua, olio, grasso, amido, zucchero, alcool, aceto, sostanze
medicinali e stimolanti. Con le foglie, fresche o secche, si realizzano
i tetti di capanne e di ricoveri in genere, mentre con l'antichissima
tecnica dell'intreccio si ricavano stuoie, corde, cappelli, ventagli,
trappole, recipienti e contenitori dai mille usi diversi.
Di particolare interesse è il genere
Chamaedorea, con oltre 120 specie. Le piante di questo
genere vengono chiamate palme minori, dato il loro sviluppo
modesto rispetto a quello di altri generi di palme di notevoli
dimensioni (3).
L'ambiente naturale di questo genere è costituito
dai sottoboschi delle foreste subtropicali umide che si estendono
nella fascia che va dall'Oceano Atlantico al Pacifico. La maggior
parte delle specie è presente in Bolivia, Brasile, Colombia,
Costa Rica, Ecuador, Guatemala, Honduras, Messico, Panama e Perù
(4). È interessante notare che oltre il 40% delle specie
conosciute vive in Messico e Guatemala. In Messico vivono oltre
50 specie, di cui 17 nel solo stato di Veracruz (5).
Alcune specie di Chamaedorea sono coltivate
e apprezzate in tutto il mondo come ottime piante per l'arredo
di spazi all'interno di case, uffici, centri commerciali; nei
giardini molto spesso vengono utilizzate per la realizzazione
di angoli particolarmente decorativi.
In natura, comunque, molte specie di Chamaedorea sono in
regressione ed alcune di esse addirittura in via di estinzione
(6). Per tale motivo gli orti botanici di tutto il mondo tendono
a coltivare rappresentanti di questo genere, contribuendo in tal
modo alla loro conservazione e protezione.
A tale scopo, nell'Orto Botanico di Napoli, da anni sono in coltivazione
le seguenti specie del genere Chamaedorea: C. elatior
Mart., C. elegans Mart., C. oblungata Mart.
e C. stolonifera H. A. Wendl.
Al fine di incrementare questa collezione di
piante, nel corso di varie spedizioni botaniche in Messico, ho
raccolto semi di specie di Chamaedorea. Questi viaggi,
tra l'altro, mi hanno permesso di acquisire conoscenze sulla distribuzione
ed ecologia di specie di questo genere nonché sulla loro
coltivazione e uso da parte delle popolazioni locali.
Nel marzo 1993, nel corso di uno studio della
vegetazione del vulcano San Martin Pajapan (Veracruz), in una
zona ricca di palme, ho raccolto semi di C. tenella e C.
ernesti-augustii. Al ritorno dal campo, nei dintorni di Teocelo
(Xalapa, Veracruz), ho raccolto semi di C. klotzschiana.
Nell'aprile 1996, durante una ricognizione nella selva di Palomares
(Tuxtepec, Oaxaca), ho raccolto semi di C. metallica. Nell'aprile
del 1999, nelle vicinanze del lago Catemaco (Veracruz) ho raccolto
semi di C. tuerckheimi.
Tutti questi semi, portati nell'Orto Botanico
di Napoli, hanno dato vita a diverse piante. Oggi a distanza di
tempo queste cinque specie, grazie all'impegno degli addetti ai
lavori, sono state acclimatate all'aperto e sistemate a dimora
in un'area dell'Orto partenopeo, denominata palmeto, dove
vegetano e fioriscono normalmente.
Delle cinque specie di Chamaedorea
fornisco di seguito una breve descrizione (7).
Chamaedorea ernesti-augustii H. A.
Wendl
Pianta a fusto unico,
eretto, alto circa 2 m, di 1-2 cm di diametro, con interno di
massimo 2 cm di lunghezza. Foglie singole con lamina ampiamente
cuneato-obovata, profondamente bifida all'apice, lunga dalla base
alla punta 30-60 cm, larga 20-35 cm. Infiorescenza interfoliare;
quella maschile lunga 25-30 cm, quella femminile lunga 70-100
cm. Frutto di forma ovoidale, lungo 10-14 mm, largo 9-10 mm, di
colore nero a maturazione.
Fiorisce da novembre ad aprile. Cresce tra
150 e 800 m s.l.m. nel sottobosco della selva alta e mediana perennifolia
in Messico, Guatemala, Belize e Honduras.
In Messico viene chiamata volgarmente Cola de Pescado,
Cola de Bobo, Rabo de Bobo. L'utilizzazione di questa
palma è solo ornamentale.
Chamaedorea klotzschiana H.
A. Wendl
Palma con fusto unico eretto,
alto 3-4 m, di 1,5-3 cm di diametro, con nodi abbastanza pronunciati,
internodi lunghi 5-20 cm. Foglia pinnata, lunga 60-105 cm; con
15-20 foliole riunite in gruppi alterni di 2-4, leggermente falcate,
con apice acuminato, lunghe 20-40 cm e larghe 4-6 cm. Infiorescenza
infrafoliare, la maschile lunga 20-30 cm, la femminile, generalmente
meno ramosa, lunga 15-30 cm. Frutto da globoso a ovoidale, lungo
8-12 mm e 7-9 mm di diametro, di colore nero a maturazione.
Fiorisce da giugno a ottobre. Cresce nella
selva mediana subperennifolia tra 500 e 1250 m s.l.m. È
specie endemica del Messico (Veracruz, Oaxaca).
Volgarmente viene chiamata Tepejilote. Viene
utilizzata come pianta ornamentale o se ne utilizzano le foglie
per composizioni floreali.
Chamaedorea metallica 0. F. Cook
Specie a fusto unico,
eretto, alto 1,5 m o poco più, con diametro di circa 1
cm, con nodi non pronunciati e internodi lunghi 1,5-3 cm. Foglie
semplici di colore verde metallico, generalmente in numero di
10-14 per pianta. La lamina fogliare, di forma cuneato-obovata
con apice bifido, misura 30-40 cm di lunghezza e 20-30 cm di larghezza.
Infiorescenza infrafoliare: la maschile ramificata, lunga 25-40
cm, la femminile a forma di spiga o bifida, lunga 10-15 cm. Il
frutto è di forma ovoidale, lungo circa 10 mm; nero a maturazione.
Fiorisce da maggio ad agosto. Cresce nel sottobosco
della selva medio-bassa xerofila tra 150 e 500 m s.l.m. È
specie endemica del Messico (Veracruz, Oaxaca).
Volgarmente viene chiamata Metallica.
È utilizzata come pianta ornamentale. Questa palma per
molto tempo è stata confusa con C. tenella H. A. Wendl.,
nonostante ne differisca chiaramente nella morfologia.
Chamaedorea tenella H. A. Wendl.
Pianta esile, con fusto
unico molto delicato, alto 30-100 cm, di diametro inferiore a
1 cm, internodi lunghi circa 1,5 cm. Foglie ricadenti, semplici,
con apice bifido, in numero di 5-7 per pianta. Lamina oblunga,
di 12-15 cm di lunghezza, 5-7 cm di larghezza, con margine seghettato.
Infiorescenza a volte interfoliare e a volte infrafoliare di 15-30
cm di lunghezza. Frutto globoso, lungo 5-6 mm, nero a maturazione.
Fiorisce in maggio-giugno. Vive nel sottobosco della
selva medio-alta subperennifolia tra 250 e 850
m s.l.m. in Messico (Veracruz, 0axaca, Chiapas) e Costa Rica (Puntarenas).
Volgarmente viene chiamata Perlita. È
utilizzata come pianta ornamentale.
Chamaedorea tuerckheimii (Dammer)
B.
Pianta a fusto unico,
alto 30-50 cm, con diametro inferiore a 1 cm e internodi lunghi
0,5-1,5 cm. Generalmente su ogni pianta sono presenti 7-10 foglie
intere con margine arrotondato, eccezionalmente leggermente bifido.
La lamina fogliare, di forma obovata, varia da 10 a 20 cm di lunghezza
per 5-10 cm di larghezza. Infiorescenza interfoliare; la maschile
lunga circa 20 cm; quella femminile lunga 5-7 cm. Frutto di forma
ovoidale, lungo 8-10 mm, di colore nero a maturazione.
Fiorisce da febbraio a maggio. Cresce nel sottobosco
della selva mediana subperennifolia, tra 900 e 1200 m s.l.m. Allo
stato spontaneo vive in Messico (Veracruz, Oaxaca) e Guatemala.
Volgarmente è chiamata Guonay.
Viene usata come pianta ornamentale.
La conservazione ex situ
nell'Orto Botanico di Napoli di queste specie in pericolo di estinzione
ha previsto lo svolgimento di tutte le operazioni dirette al mantenimento
fuori dal loro habitat naturale (studio delle esigenze pedoclimatiche,
messa a punto di tecniche di coltivazione e di moltiplicazione),
al fine di tutelarle ed eventualmente reintrodurle negli ecosistemi
di origine, oggi impoveriti, di queste piante.
La regressione delle cinque specie è
dovuta essenzialmente a due cause: la richiesta crescente di terreni
da coltivare, per cui vengono tagliate le foreste per disporre
di nuovi spazi da utilizzare a fini agricoli, e la notevole utilizzazione
delle camedoree da parte delle popolazioni locali per scopi alimentari
o commerciali (8).
Di alcune specie si utilizzano a scopo alimentare
le infiorescenze non ancora aperte o mature. Di altre i fusti,
che vengono tagliati, ripuliti dalle foglie e intrecciati per
ricavarne cesti, nasse per catturare gamberi e tartarughe di fiume,
oppure le foglie per fare addobbi e composizioni floreali. Infine,
di molte specie, le più ornamentali, si raccolgono indiscriminatamente
grossi quantitativi di semi che vengono venduti a vivaisti di
tutto il mondo per la produzione di piante.
Da una indagine effettuata è emerso che
ogni giorno, all'interno della selva messicana, vengono tagliate
oltre 1 milione di foglie e raccolti circa 200 kg di semi di camedoree,
senza calcolare il taglio delle piante intere per utilizzarne
i fusti. Chiaramente, negli ambienti naturali, mancando i semi,
si riduce di molto il ricambio delle vecchie generazioni con nuove
piantine e ciò porta alla regressione delle specie, se
non alla loro scomparsa (9).
Ci si augura che presto vengano adottate in
tali aree del Messico strategie ecocompatibili che consentano
una migliore utilizzazione delle risorse naturali, senza ricorrere
alla metodica distruzione del patrimonio vegetale preesistente.
La collezione di piante di Chamaedorea
dell'Orto Botanico di Napoli, come pure varie altre collezioni
di piante rare o in via di estinzione, quali orchidacee, cactacee
e cicadee, ugualmente presenti nell'Orto partenopeo e molto richieste
dal mercato o dai collezionisti, oltre al loro importante significato
museale, tassonomico e paesaggistico, presentano una ulteriore
importante funzione. Esse permettono di fornire ai vivaisti materiale
vegetale vivo da coltivare per ottenere una produzione massiva
di piante da immettere sul mercato. In tal modo viene soddisfatta
la richiesta dei collezionisti e si evita la raccolta diretta
nei siti naturali, salvaguardando gli habitat di queste piante.
La raccolta in campo, oltre ad essere dispendiosa in termini economici
e di tempo, molto spesso rappresenta una delle principali cause
dell'alterazione degli ambienti naturali.
Questa importante funzione è stata e
viene tuttora svolta per molte specie a rischio nell'Orto Botanico
di Napoli.
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1) McCurrach J. C.: Palms of the world.
Harper & Brothers, New York, 1960 - Langlois A. C.: Supplement
to Palms of the world. The Un. Presses of Florida, USA 1976.
2) Quero J. H.: Flora De Veracruz (Fasc. 81). Palmae.
Instituto de Ecologia, A. C., Xalapa, Veracruz 1994.
3) Hodel D. R.: Chamaedorea Palms. The International Palm
Society. Allen Press, Lawrence, Kansas 1992.
4) Garcia-Bielma M. A.: Las Palmas de Veracruz... Editora
del Gobierno del Estado de Veracruz, Xalapa, Ver., Mexico 1994.
5) Rzedowski J.: Vegetacion de Mexico. Limusa, Mexico D.
F. 1978.
6) Vovides A. P.: Lista preliminar de plantas mexicanas raras
o en peligro de extinction. Biotica 1981, 6 (2): 219-228.
7) Martinez M.: Catalogo de nombres vulgares y cientificos
de Plantas Mexicanas. Fondo de cultura economica. Mexico 1979
- Hodel: op. cit. - Quero: op. cit.
8) Vovides A. P.: Plantas vasculares en peligro de extinction
del Estado de Veracruz. Los Recursos Vegetales 79-84.
Editora del Gobierno del Estado de Veracruz, Xalapa, Ver., Mexico
1994.
9) Saldivia T. & Cherbonier C.: De la recoleccion silvestre
al cultivo de la palma camedor, perspectiva de su aprovechamiento.
SFFSARH. Inst. Nac. de Inv. Forestales, Mexico D.F., 1982.