Napoli - Istituto Suor Orsola Benincasa (5 maggio/3 giugno 2001)

Preistoria - Dalle coste della Sicilia alle isole Flegree


di Carmine Negro

La mostra “Preistoria”, nuova edizione napoletana di “Prima Sicilia”, tenutasi a Palermo nel 1997, ha voluto «da un lato offrire un’immagine della Sicilia variegata, in accordo con la sua multiforme storia. Pertanto una mostra dedicata alla preistoria e protostoria siciliane risponde all’esigenza di accelerare il processo conoscitivo della collettività anche nei riguardi di quei periodi e di quegli aspetti generalmente ritenuti secondari rispetto alle grandi stagioni dell’arte greco-romana o arabo-normanna. Dall’altro l’edizione napoletana ci permette di offrire un quadro reale delle grandi ed intense elazioni mediterranee (in questo caso tirreniche ma con agganci al mondo egeo-miceneo) che la Sicilia intrattenne con il mondo circostante fin dalla più remota preistoria. Ma la mostra, per il rigore dello schema espositivo e per la ricerca che ha impegnato insieme ricercatori siciliani e campani, non è soltanto occasione per ribadire consueti concetti storiografici, bensì anche un importante evento scientifico poiché mette il visitatore di fronte agli ultimi risultati della ricerca» (Fabio Granata, assessore dei Beni CC. AA. della Regione Siciliana - In Catalogo, ed. Arnaldo Lombardi).
«La nuova edizione della mostra a Napoli privilegia il rapporto tirrenico tra le coste della Sicilia e della Campania con particolare riferimento alle Isole Flegree. Anche sulla base di un fenomenologia storico-archeologica necessariamente condizionata dalle anomalie di una ricerca disomogenea ed ancora carente, emergono momenti di grande elaborazione autonoma. Tali sono, solo per citare alcuni esempi, la prima stagione artistica attribuita ai cacciatori epipaleolitici, o l’esaltante momento dell’insorgenza agro-pastorale, l’urbanizzazione o il confronto con le civiltà egee e vicino orientali, e l’integrazione etnico-culturale con il mondo italico-peninsulare agli albori della storia.
Su questi ed altri momenti della preistoria siciliana, quali il contatto con il popolo e la cultura del Bicchiere Campaniforme, si articola la mostra segmentandosi nelle seguenti sezioni tematiche: 1) Il popolamento dell’isola e le prime società di cacciatori; 2) L’emergenza neolitica e le prima società agro-pastorali; 3) Arte, artigianato e simboli nella Sicilia pre- e protostorica; 4) La civiltà agro-pastorale matura; 5) L’emergere dell’etnie e le prime colonizzazioni storiche; 6-7) Le Isole Flegree, Ischia e Vivara» (Sebastiano Tusa, in Catalogo, cit.).
La sezione isolana in Catalogo è presentata da CostanzaGialanella.

 


Ischia prima dei Greci

La mostra “Preistoria -Dalle coste della Sicilia alle isole Flegree" allestita presso l’Istituto Universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli con il repertorio ceramico risalente all’età del Bronzo Medio, alla successiva età del Ferro, ai frammenti micenei, racconta un’isola preistorica per molti versi ignota e affascinante.

Esercita sempre grande fascino entrare nella realtà di chi è vissuto prima di noi. La lettura di una grande opera o di un piccolo segno ci costringe ad indagare, ci conduce alla ricostruzione del passato, alla storia che per i Greci aveva il significato di “ricerca”. Erodoto usò il termine storia per indicare le ricerche da lui compiute intorno ai fatti che narra. Più tardi venne intesa soprattutto come esposizione ordinata delle vicende, delle attività e degli istituti umani, sulla base di fonti scritte e quale risultato di indagine critica e per questo motivo separata dalla preistoria, vista come periodo dello sviluppo della civiltà precedente l’invenzione della scrittura e l’affermazione della civiltà urbana. Lo studio dei primi uomini costituisce la Preistoria. Nella Preistoria si è solito distinguere due grandi periodi legati alla pietra: l’età della pietra scheggiata o Paleolitico corrispondente al periodo Pleistocene e l’età della pietra levigata o Neolitico, corrispondente al periodo Olocene. Gli ultimi due milioni di anni della storia della Terra si possono così suddividere in un ampio periodo pleistocenico ed un breve olocene che occupa solo gli ultimi 10. 000 anni. Circa 6000 anni fa, nel periodo Olocene quindi, l’Homo sapiens entra nell’età del metallo, del Bronzo prima e del Ferro successivamente.
Prima che arrivassero i Greci alcune comunità preistoriche si erano stabilite sull’isola d”Ischia, forse attratte dalle condizioni ambientali, più probabilmente dalla posizione strategica. L’isola, infatti, poteva rappresentare una tappa importante lungo le rotte marine ed è situata all’imbocco di un grosso golfo capace di dare riparo e consentire nuove esplorazioni.
Del periodo paleolitico non sono state trovate tracce e questo in sintonia con quanto conosciuto a livello geologico sulla formazione dell”isola: in quell’epoca era emersa dal mare e i catastrofici fenomeni vulcanici dovevano renderla del tutto inabitabile. Il tufo verde del Monte Epomeo si era prodotto, come dimostrato dalla datazione assoluta delle rocce con metodi radioattivi, 55.000 anni fa, a seguito di una grossa eruzione. Successivamente per altri sconvolgimenti il tufo sprofondò sotto il livello del mare; riemerse, secondo Rittmann, tra 28.000 e 15.000 anni fa, sollevato dalla risalita di una massa magmatica fusa, dividendosi in zolle e creando numerose fratture (horst tettonico?vulcanico). Sia in età preistorica che storica Ischia è stata al centro di un’intensa attività vulcanica, dall’eruzione Marecocco?Zaro, di circa 10.000 anni fa, all’ultima colata di lava, avvenuta nel 1302 d. C., concentrata soprattutto lungo una fascia di frattura Nord-Sud contenuta tra il versante orientale del Monte Epomeo e quello occidentale del massiccio del Monte di Campagnano?Monte di Vezzi costituito da Monte Rotaro, Montagnone?Maschiatta, Porto d’Ischia, Trippodi, Costa Sparaina, Vateliero, Molara e altri apparati vulcanici. In questa depressione, come in tutta la zona orientale dell’isola, si è riscontrata la presenza di un notevole strato di fine cenere bianca denominato di “Piano Liguori” (FPL) dal toponimo di una località situata al centro dell’area in cui tale cinerite affiora, che copre uno spesso paleosuolo di colore bruno. In un primo momento lo strato FPL è stato posto in relazione con l’attività del cratere della Secca di Ischia, ubicato ad Est della Punta S. Pancrazio e attualmente sprofondato sotto il mare; dopo la scoperta di una stazione neolitica ad opera di Giorgio Buchner la FPL è stata riferita al cratere di Campotese situato nella zona sud occidentale dell’isola e quindi ad un’origine molto più recente.

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A pochi metri dal cimitero d’Ischia, in località Cilento al di sotto dello strato di cinerite bianca, Giorgio Buchner negli anni intorno al 1960 individuò ritrovamenti neolitici. I reperti ceramici, tutti in frammenti, sono di vario tipo. Alcuni presentano una superficie esterna levigata con motivi decorativi di colore rosso?bruno (argilla figulina): fasci di linee parallele disegnano riquadri tagliati diagonalmente da altre linee parallele ed oblique: su un frammento è presente un motivo a scacchiera, su un altro un motivo orizzontale a tremolo su linee oblique, su un altro ancora una spirale. La forma prevalente è quella della ciotola troncoconica con orlo arrotondato o appiattito attribuibile allo stile del Neolitico Medio, seconda metà IV millennio a.C.
Altri frammenti presentano la superficie esterna bruno-lucida, spesso levigata a stecca e priva di decorazione dipinta. Le anse dei frammenti di ciotole sono a nastro, a rocchetto, ad anello o tubolari insellate con margini espansi. Con le ciotole sono presenti anche olle a fondo piatto, globulari ed ovoidali. Su alcuni frammenti di pareti ci sono tracce di una decorazione impressa costituita da linee verticali, trattini ed impressioni oblique, stile attribuibile al Neolitico Finale, prima metà III millennio a.C. In località Cilento oltre alla ceramica sono stati trovati pesi fittili lenticolari con foro centrale, probabilmente utilizzati per le reti da pesca, gusci di conchiglie, qualche osso di animale, due macine di forma ellittica e soprattutto oggetti in pietra (industria litica) lame di coltelli di selce e di ossidiana, che presentano ritocchi marginali e scheggiature d’uso lungo i margini e schegge residue della lavorazione di utensili. Anche in altre località dell’isola sono stati trovati strumenti di selce o di ossidiana: un raschiatoio rinvenuto dal Rittmann in località Citara di Forio insieme ad un frammento di cuspide di freccia, un frammento simile insieme ad un coltellino di ossidiana è stato rinvenuto a Lacco Ameno sulla collina di Mezzavia.
I materiali non presenti sull’isola dovevano essere importati: la selce doveva provenìre senza dubbio dalla penisola sorrentina, mentre l’ossidiana da Palmarola. Il materiale archeologico trovato in località Cilento è molto simile a quello trovato sul promontorio Monte di Procida in località Bellavista. In questo antico giacimento dei Campi Flegrei, sotto uno strato di cenere, è stato trovato lo stesso paleosuolo bruno?scuro con frammenti di argilla figulina dipinta insieme a strumenti di pietra. Altre testimonianze del Neolitico sono certamente i frammenti di ceramica e alcune lame di ossidiana rinvenute in località S. Michele ed un sepolcro scavato nella roccia vicino al complesso che ospita il Museo Archeologico di Pithecusae in un’area dove oggi sorge l’edificio noto come Gingerò. Questa tomba ha restituito due grandi vasi globulari monoansati di colore bruno con superficie esterna lucidata, un raschiatoio ed un pugnale d’osso purtroppo rotto dagli operai impegnati nei lavori edili durante il ritrovamento.

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La fase più evoluta del Bronzo Medio, la cosiddetta cultura appenninica, ritrovata nel golfo di Napoli in particolare nei rinvenimenti della Montagna Spaccata, nella Grotta delle Felci a Capri e soprattutto negli scavi di Punta Capitello a Vivara, è ben documentata ad Ischia dai materiali recuperati da G. Buchner a Casamicciola sulla collina del Castiglione, a Lacco Ameno sul monte Vico e in località Mazzola.
Per quanto riguarda Castiglione, bisogna ricordare che la presenza di una fonte termale, oggi sommersa per l’abbassamento cui l’isola va soggetta per il fenomeno del bradisismo, e la disponibilità di depositi di argilla figulina hanno favorito l’insediamento e negli anni intorno al 1936?37 Buchner ha portato in luce nella zona di scavo numeroso materiale ceramico gettato nelle crepe della roccia o lanciato giù dal pianoro che si estende sull’alto della collina dove, con scavi mirati, sarebbe possibile ritrovare le tracce dell’intero insediamento. Con i frammenti ceramici Buchner recuperò anche la cenere dei focolari e rifiuti di pasti: ossa di bue, di maiale, di pecore e conchiglie marine. Tra i materiali ceramici d’impasto ricordiamo le tipiche scodelle e tazze, con profilo raramente arrotondato, scodelle molto grandi, con un profilo arrotondato ed anse con tre fori triangolari, vasi di piccola e media grandezza, soprattutto olle, un grande bacino privo di anse o con alto collo troncoconico e parete carenata; scarsa la ceramica incisa rispetto a quella priva di decorazione. Molto importante la scoperta, con la ceramica della zona, di tre frammenti databili al Miceneo (XV?XIV sec. a.C.) che costituivano allora la prima traccia, sul versante tirrenico, della presenza micenea testimoniata sino ad allora solo in Puglia e che con altri due piccoli frammenti rinvenuti dallo stesso Buchner a Vivara, negli anni ’30, indicano un ruolo non marginale dei Micenei prima e degli Eubei poi sulle coste del golfo di Napoli. Con la ceramica. sono state trovate anche rondelle di forma circolare ricavate da cocci, che si trovano identiche anche nell’abitato di Vivara e ad Ischia, tra i materiali dell’età del Ferro preellenica sempre di Castiglione e nell”abitato greco di Lacco Ameno dell’VIII sec. a.C.; rondelle analoghe erano ricavate da tegole o cocci in età romana. La diffusione di rondelle dall’età del Bronzo all’età romana indusse alcuni a riconoservi delle piastrelle da gioco, altri a ritenerle come espedienti di calcolo o di conteggio. Nell’età del Bronzo, oltre al villaggio di Castiglione, ad Ischia erano presenti insediamenti a Lacco Ameno sulla collina di Mezzavia, in località Mazzola, e sul promontorio di Monte Vico. In quest’ultimo la ceramica è caratterizzata da una ricca decorazione di motivi intagliati e soprattutto incisi, tipica del Villaggio della Montagna Spaccata di Pozzuoli. Non sono stati ritrovati metalli, ad eccezione di una piccola ascia piatta in bronzo, che potrebbe riferirsi al momento più antico della vita dell’insediamento. Altre testimonianze antecedenti alla civiltà appenninica sono state invece rinvenute negli scavi della necropoli di Pithecusa, nella valle di S. Montano.

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Non sono chiare le motivazioni che hanno indotto le comunità situate nel territorio di Lacco Ameno ad abbandonare i villaggi nell’età del Ferro. Al Castiglione i materiali dell’età del Ferro appaiono nettamente differenziati da quelli del Bronzo. Cambiano infatti non solo le forme dei vasi ma anche lo stile della decorazione. Le incisioni non sono più scavate profondamente nell’argilla ma solo leggermente graffite sui vasi prima della cottura, che viene ora eseguita con un forno chiuso. La presenza di alcune cuppelle metalliche su alcuni vasi rivela un’ulteriore influenza, quella della tradizione etrusca. I vasi diventano recipienti di grandi dimensioni con anse tubolari e sono simili a quelli presenti nelle civiltà del golfo di Napoli in quel periodo. Resti di macine in pietra trachitica e di un pestello dimostrano che, insieme alla pastorizia, era praticata l’agricoltura, i cui prodotti venivano conservati in grandi pithoi muniti di grosse prese a lingua. La presenza di fuseruole testimonia la pratica della tessitura. Nell’età del Ferro sono stati ritrovati numerosi frammenti di fornelli che hanno consentito di ricostruire due diversi tipi: il primo presenta la camera di combustione dotata dell’apertura per introdurre il legno e chiusa da un piano di cottura dotato di quattro o talvolta cinque fori e sormontata da un’alta parete decorata; il secondo tipo, meno frequente ad Ischia, ha il piano di cottura più ampio con molti fori di piccolo diametro circondato soltanto da un basso rialzo. Lo stesso impasto dei pithoi e dei fornelli consente di inquadrare cronologicamente nell’età del Ferro alcuni idoletti, rinvenuti al Castiglione, che interpretano la forma umana in maniera assai stilizzata e schematica. Braccia e testa sono rappresentate da dischi: quello che indica la testa è leggermente incavato, il tronco delle gambe è reso da un piano verticale o leggermente curvo e dà l’impressione di una figura seduta. Dagli esemplari recuperati sembra che le gambe non fossero distinte, così come gli attributi sessuali. La posizione della figura differenzia gli idoli ischitani da quelli, ben più antichi, micenei. Il Castiglione, che fu abitato fino all’VIII secolo a.C., come dimostrano alcuni ritrovamenti ceramici e abbandonato in seguito a fenomeni vulcanici (dicco eruttivo di Cafieri), conserva ancora molti segreti, come altri siti trovati in vari punti dell’isola d’Ischia; una ripresa degli scavi potrebbe svelare nuove conoscenze e rendere meno frammentarie le conoscenze sull’isola preistorica.


Carmine Negro

Fonti bibliografiche
- Rittmann/Buchner: Origine e Passato dell’isola d’Ischia, Napoli 1948.
- Costanza Gialanella: Ischia prima dei Greci (in Catalogo della mostra - Ed. Arnaldo Lombardi).

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