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La mostra “Preistoria”,
nuova edizione napoletana di “Prima Sicilia”, tenutasi
a Palermo nel 1997, ha voluto «da un lato offrire un’immagine
della Sicilia variegata, in accordo con la sua multiforme storia.
Pertanto una mostra dedicata alla preistoria e protostoria siciliane
risponde all’esigenza di accelerare il processo conoscitivo
della collettività anche nei riguardi di quei periodi e
di quegli aspetti generalmente ritenuti secondari rispetto alle
grandi stagioni dell’arte greco-romana o arabo-normanna.
Dall’altro l’edizione napoletana ci permette di offrire
un quadro reale delle grandi ed intense elazioni mediterranee
(in questo caso tirreniche ma con agganci al mondo egeo-miceneo)
che la Sicilia intrattenne con il mondo circostante fin dalla
più remota preistoria. Ma la mostra, per il rigore dello
schema espositivo e per la ricerca che ha impegnato insieme ricercatori
siciliani e campani, non è soltanto occasione per ribadire
consueti concetti storiografici, bensì anche un importante
evento scientifico poiché mette il visitatore di fronte
agli ultimi risultati della ricerca» (Fabio Granata, assessore
dei Beni CC. AA. della Regione Siciliana - In Catalogo, ed. Arnaldo
Lombardi).
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| La mostra “Preistoria -Dalle coste della Sicilia alle isole Flegree" allestita presso l’Istituto Universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli con il repertorio ceramico risalente all’età del Bronzo Medio, alla successiva età del Ferro, ai frammenti micenei, racconta un’isola preistorica per molti versi ignota e affascinante. Esercita sempre grande fascino entrare
nella realtà di chi è vissuto prima di noi. La lettura
di una grande opera o di un piccolo segno ci costringe ad indagare,
ci conduce alla ricostruzione del passato, alla storia che per i Greci
aveva il significato di “ricerca”. Erodoto usò
il termine storia per indicare le ricerche da lui compiute intorno
ai fatti che narra. Più tardi venne intesa soprattutto come
esposizione ordinata delle vicende, delle attività e degli
istituti umani, sulla base di fonti scritte e quale risultato di indagine
critica e per questo motivo separata dalla preistoria, vista come
periodo dello sviluppo della civiltà precedente l’invenzione
della scrittura e l’affermazione della civiltà urbana.
Lo studio dei primi uomini costituisce la Preistoria. Nella Preistoria
si è solito distinguere due grandi periodi legati alla pietra:
l’età della pietra scheggiata o Paleolitico corrispondente
al periodo Pleistocene e l’età della pietra levigata
o Neolitico, corrispondente al periodo Olocene. Gli ultimi due milioni
di anni della storia della Terra si possono così suddividere
in un ampio periodo pleistocenico ed un breve olocene che occupa solo
gli ultimi 10. 000 anni. Circa 6000 anni fa, nel periodo Olocene quindi,
l’Homo sapiens entra nell’età del metallo, del
Bronzo prima e del Ferro successivamente. *** (Torna su) A pochi metri dal cimitero d’Ischia,
in località Cilento al di sotto dello strato di cinerite bianca,
Giorgio Buchner negli anni intorno al 1960 individuò ritrovamenti
neolitici. I reperti ceramici, tutti in frammenti, sono di vario tipo.
Alcuni presentano una superficie esterna levigata con motivi decorativi
di colore rosso?bruno (argilla figulina): fasci di linee parallele
disegnano riquadri tagliati diagonalmente da altre linee parallele
ed oblique: su un frammento è presente un motivo a scacchiera,
su un altro un motivo orizzontale a tremolo su linee oblique, su un
altro ancora una spirale. La forma prevalente è quella della
ciotola troncoconica con orlo arrotondato o appiattito attribuibile
allo stile del Neolitico Medio, seconda metà IV millennio a.C.
*** (Torna su)
*** (Torna su) Non sono chiare le motivazioni che hanno indotto le comunità situate nel territorio di Lacco Ameno ad abbandonare i villaggi nell’età del Ferro. Al Castiglione i materiali dell’età del Ferro appaiono nettamente differenziati da quelli del Bronzo. Cambiano infatti non solo le forme dei vasi ma anche lo stile della decorazione. Le incisioni non sono più scavate profondamente nell’argilla ma solo leggermente graffite sui vasi prima della cottura, che viene ora eseguita con un forno chiuso. La presenza di alcune cuppelle metalliche su alcuni vasi rivela un’ulteriore influenza, quella della tradizione etrusca. I vasi diventano recipienti di grandi dimensioni con anse tubolari e sono simili a quelli presenti nelle civiltà del golfo di Napoli in quel periodo. Resti di macine in pietra trachitica e di un pestello dimostrano che, insieme alla pastorizia, era praticata l’agricoltura, i cui prodotti venivano conservati in grandi pithoi muniti di grosse prese a lingua. La presenza di fuseruole testimonia la pratica della tessitura. Nell’età del Ferro sono stati ritrovati numerosi frammenti di fornelli che hanno consentito di ricostruire due diversi tipi: il primo presenta la camera di combustione dotata dell’apertura per introdurre il legno e chiusa da un piano di cottura dotato di quattro o talvolta cinque fori e sormontata da un’alta parete decorata; il secondo tipo, meno frequente ad Ischia, ha il piano di cottura più ampio con molti fori di piccolo diametro circondato soltanto da un basso rialzo. Lo stesso impasto dei pithoi e dei fornelli consente di inquadrare cronologicamente nell’età del Ferro alcuni idoletti, rinvenuti al Castiglione, che interpretano la forma umana in maniera assai stilizzata e schematica. Braccia e testa sono rappresentate da dischi: quello che indica la testa è leggermente incavato, il tronco delle gambe è reso da un piano verticale o leggermente curvo e dà l’impressione di una figura seduta. Dagli esemplari recuperati sembra che le gambe non fossero distinte, così come gli attributi sessuali. La posizione della figura differenzia gli idoli ischitani da quelli, ben più antichi, micenei. Il Castiglione, che fu abitato fino all’VIII secolo a.C., come dimostrano alcuni ritrovamenti ceramici e abbandonato in seguito a fenomeni vulcanici (dicco eruttivo di Cafieri), conserva ancora molti segreti, come altri siti trovati in vari punti dell’isola d’Ischia; una ripresa degli scavi potrebbe svelare nuove conoscenze e rendere meno frammentarie le conoscenze sull’isola preistorica.
Fonti bibliografiche |