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L'Isola d'Ischia descritta nella Guida Treves del 1906


L’Isola d’Ischia, vuolsi staccata, come Procida, dal capo Miseno, cui sta proprio di contro. Anticamente dai Greci chiamata Pytecusa, da Omero e Virgilio (Eneide, IX, 719) Inarime e dai Romani Enaria, il suo nome attuale d’Ischia data soltanto dal medioevo e pare provenire da una rocca innalzatavi dai Siracusani, che poi lasciarono l’isola, spaventati dai terremoti e dalle acque bollenti che, sprigionatisi dalla terra, recarono più volte spavento e morte. La mitologia racconta che, vinto da Giove, il gigante Tifeo fu condannato a giacere sotto l’isola e che il suo scuotersi produceva i terremoti. Secondo Strabone, i primi abitanti dell’isola furono gli Eritrei, e anch’essi fuggirono per le eruzioní vulcaniche.

L’isola, la più grande di quelle nelle vicinanze di Napoli, ha circa 30 chilom. di circonferenza e un 26.000 abitanti, che in parte vivono della pesca del tonno, nella quale sono espertissimi e, in parte, della coltivazione del suolo, che produce dell’uva squisitissima.
Il clima dolce, la potenza delle sorgenti calde, la bellezza incomparabile del sito, che può essere chiamato il paradiso terrestre, attiravano molti forestieri, e malgrado lo spaventoso terremoto del 1883 vi ritornano nella speranza che ormai il pericolo sia scongiurato per anni o piuttosto per dei secoli La prima eruzione, la cui data è alla nostra conoscenza, avvenne nel 474 a. C.; poi ebbero luogo altre minori. Dal 1302, in cui un torrente di lava si precipitò nel mare in vicinanza della città d’Ischia, l’Epomeo parve essere esaurito; ma gli anni 1881 e 1883 portarono tremende disillusioni.
L’isola venne devastata dai Saraceni nell’812, dai Pisani nel 1135. Nel 1282, assieme alla Sicilia, ripudiò il giogo della casa d’Angio ma, riconquistata da Carlo II nel 1209, fu unita per sempre al Regno di Napoli.

Ischia, città di 7.000 abilanti, è la capitale dell’isola e sede di un vescovo. Pittorescamente, essa giace lungo la spiaggia, abbellita da fontane alimentate da un acquedotto che loro conduce l’acqua del Buceto che sorge sull’Epomeo. L’imponente Castello venne costrutto nel 1450 da re Alfonso I di Napoli e poi cambiato in prigione. Vi nacque nel 1489 il rinomato guerriero Marchese di Pescara, la cui sorella Costanza difese validamente il Castello contro l’esercito di Luigi XII di Francia; e vi pianse il marito, lo stesso marchese di Pescara, morto nel 1525, la poetessa Vittoria Colonna, l’amica di Michelangelo, celebre per la sua bellezza e per il suo ingegno. Nel 1548 vi si ritirò Maria d’Aragona, vedova del marchese del Vasto. La vista dal tetto del Castello è splendida.
Da Ischia a Casamicciola (circa 1 ora e mezzo; vettura L. 2) la strada traversa l’Arso, quel torrente di lava che improvvisamente si precipitò da una fessura sul fianco dell’Epomeo nel 1302. La profondità varia da 4 a 12 e 15 metri. L’eruzione durò allora due mesi consecutivi, e molti abitanti abbandonarono l’isola. - Dopo mezz’ora si passa il bagno d’Ischia ed il lago del Bagno, un antico cratere, il quale col mezzo di un canale venne messo in comunicazione col mare (1854) e battezzato il porto d’Ischia, serve come rifugio ai bastimenti sorpresi dalla tempesta (alb. Angarella). A sinistra è un Casino Reale, il quale è ora stabilimento di bagni militari. In vicinanza sorgono le acque termo-minerali della Fontana e di Fornello (55 a 59 gr.). Le acque dell’isola sono tutte saline e da una temperatura minima di 33 gr. giungono ad una massima di 78. Contengono tutte abbondanti quantità di acido carbonico e di cloruro di sodio.

[Una buona strada conduce dal bagno d’Ischia, passando fra il Montagnone ed il monte Rotaro, sull’Epomeo]. La via ascende offrendo un bellissimo sguardo sul mare e passando al piede del Montagnone e dei monti Rotaro e Tabor. Quest’ultimo, un torrente di lava del Rotaro, si gettò nel mare (390 a. C.?) fra punta Perrone o punta della Scrofa. - Ad 1 ora circa dal bagno d’Ischia si giunge alle prime case di Casamicciola, torreggianti sul colle; fino agli alberghi ci vuole quasi un’altra mezz’ora di ascensione.

Casamicciola. - All’imbarcadero si trovano degli asini (50 cent.) e delle vetture (L. 1) che conducono agli alberghi.
Alberghi: - Dombré o Grand Hôtel Piccola Sentinella (Cam. da L. 2.50 in più) - Grand Hôtel Sauvé - Eden Hôtel - Bellevue - Pithecusa (cam. da L. 2.50) - delle Terme, etc.
Vetture ad 1 cavallo: prima ora L. 1.50; ogni ora seguente L. 1.
Asini e muli: - All’ora L. 1; per l’ascensione dell’Epomeo da L. 3 a L. 4 e L. 5 se la strada passa per Forio.
Barche: - La prima ora L. 2; ogni ora seguente L. 1; per una a quattro persone, ogni persona in più 20 cent. Sbarco cent. 15.

Casamicciola, prima dei terremoti del 1881 e 1883 era un ridente villaggio sulla costa settentrionale dell’isola. La mitezza del clima e la splendida posizione attirarono e attireranno sempre grande folla di bagnanti.
Dopo il terremoto, le case di Casamicciola vennero ricostruite in ferro, per renderle così più atte a resistere ad altre brutte sorprese dell’Epomeo. Vi si inaugurò anche l’acquedotto del Buceto, il quale, lungo circa 5 chilometri, raccoglie le acque da cinque sorgenti, situate alla distanza di 3 chilom. da Casamicciola, e le reca nei tre rioni: Genala, Sanseverino ed Umberto I, della nuova città. Come il nome di Umberto, così anche i nomi di Genala e Sanseverino devono ricordare alla posterità l’opera umanitaria in quelle funeste circostanze di un ministro dei lavori pubblici e di un prefetto di Napoli.
Oggi Casamicciola, con una febbrile attività, si è data a ricostruire casini e palazzine in legno, e fabbrica, giusta le prescrizioni del rogolamento edilizio, sotto la vigilanza di una commissione d’ingegneri mandata dal Governo. La fiducia è ritornata nei bagnanti, che accorrono numerosi, perché insieme alla sicurezza delle abitazioni trovano il comodo ed il confortabile, come una volta.
Interessante la visita al nuovo camposanto, al piede del monte Rotaro, coi monumenti dedicati alle vittime del 1883.

Nei dintorni di Casamicciola, in val Ombrasco sono abbondanti le sorgenti termo-minerali, che furono la causa di numerosi stabilimenti di cura. Gurgitello offre la più efficace e la più celebre di queste fonti. I medici consigliano le sue acque per uso interno ed anche esterno, sotto forma di bagni, di docce e di fanghi. Seguono le fonti del Cappone e di Bagno fresco o dell’Occhio molto rinomata per malattie d’occhi. In val Sinigallia sono la sorgente dello Spenna Pollastri e quelle Colata e Cociva. Nella val Tamburo sono l’Acqua ferrata, d’oro e d’argento, e la sorgente del Tamburo. Citiamo ancora l’Acqua Rita, i fumaroli e le stufe Frassi e Monticeto.

Ascensione dell’Epomeo (1 cavallo o 1 asino, L. 4 o 5 e mancia; guida necessaria; è prudente munirsi di provvigioni). Da Casamicciola si ritorna un po’ sulla strada per Ischia, andando per Moropano a Fontana, in mezzo a vigne, castagni, mirti; più si monta e più si osserva il cambiamento della vegetazione, che finalmente scompare totalmente, lasciando vedere il vulcano in tutta la sua arida nudità.
L’Epomeo (800 m.) è formato da tufo trachitico e da pomici; per tanti secoli spento, era in eruzione quando il Vesuvio non dava ancor segno di vita. Sedici colli vulcanici, testimoni di un’attività antica, circondano il monte, il quale, colle sue eruzioni, fungeva da valvola di sicurezza a tutta la Terra di Lavoro. - L’eremo di San Nicola (759 m) venne scavato nella rocca dal nobile Arguth il quale, dopo essere stato sotto Carlo III comandante d’Ischia, prese la risoluzione di finire la sua vita qui sopra quale eremita. - Una lunga galleria e dei gradini conducono alla cima del vulcano (il belvedere), larga appena un metro e dalla quale l’occhio gode della vista più incantevole e splendida. Allora si capisce l’attrazione, il fascino irresistibile, che esercita questo lembo di terra, a cui natura fu prodiga de’ suoi più incantevoli sorrisi, dei suoi splendori, delle sue seduzioni.

Un’altra strada, la più comoda, discende da Ischia per Panza e Forio (v. oltre). A Panza, già residenza d’estate dei re della casa d’Aragona, al piede del monte Corvo, nel 1883 tutta la popolazione sarebbe perita se non fosse accaduto che la sera sul tardi uscì il Viatico e che quasi tutto il popolo, secondo l’usanza, lo accompagnasse. Le case rimasero distrutte per metà. I morti furono più di una trentina.
Il villaggio di Lacco Ameno, a pochissima distanza da Casamicciola, secondo le parole di un testimonio oculare, venne anch’esso ridotto una spaventosa rovina. Dappertutto erano morti e feriti.
Le sorgenti di Lacco Ameno si chiamano acqua della Regina Isabella e di Santa Restituta, la patrona dell’isola. - Da Lacco, in 1 ora, traversando il torrente di lava del monte Marecocco e passando l’eremo di Monte Vergine, si giunge a Forio, che prima del terremoto era borgata agiata con molte chiese e torri, non fu più di poi che un cumulo di macerie, uno spettacolo desolante di distruzione. Immensa era la sventura, ma immensa era anche la carità. All’appello rispose con sollecitudine non soltanto l’Italia, ma il mondo intero. - Oggi Forio è città interamente ricostruita e conta 7000 abitanti.

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