L’Isola d’Ischia, vuolsi staccata, come Procida, dal
capo Miseno, cui sta proprio di contro. Anticamente dai Greci
chiamata Pytecusa, da Omero e Virgilio (Eneide,
IX, 719) Inarime e dai Romani Enaria, il suo
nome attuale d’Ischia data soltanto dal medioevo
e pare provenire da una rocca innalzatavi dai Siracusani, che
poi lasciarono l’isola, spaventati dai terremoti e dalle
acque bollenti che, sprigionatisi dalla terra, recarono più
volte spavento e morte. La mitologia racconta che, vinto da Giove,
il gigante Tifeo fu condannato a giacere sotto l’isola e
che il suo scuotersi produceva i terremoti. Secondo Strabone,
i primi abitanti dell’isola furono gli Eritrei, e anch’essi
fuggirono per le eruzioní vulcaniche.
L’isola, la più grande
di quelle nelle vicinanze di Napoli, ha circa 30 chilom. di circonferenza
e un 26.000 abitanti, che in parte vivono della pesca del tonno,
nella quale sono espertissimi e, in parte, della coltivazione
del suolo, che produce dell’uva squisitissima.
Il clima dolce, la potenza delle sorgenti calde, la bellezza incomparabile
del sito, che può essere chiamato il paradiso terrestre,
attiravano molti forestieri, e malgrado lo spaventoso terremoto
del 1883 vi ritornano nella speranza che ormai il pericolo sia
scongiurato per anni o piuttosto per dei secoli La prima eruzione,
la cui data è alla nostra conoscenza, avvenne nel 474 a.
C.; poi ebbero luogo altre minori. Dal 1302, in cui un torrente
di lava si precipitò nel mare in vicinanza della città
d’Ischia, l’Epomeo parve essere esaurito; ma gli anni
1881 e 1883 portarono tremende disillusioni.
L’isola venne devastata dai Saraceni nell’812, dai
Pisani nel 1135. Nel 1282, assieme alla Sicilia, ripudiò
il giogo della casa d’Angio ma, riconquistata da Carlo II
nel 1209, fu unita per sempre al Regno di Napoli.
Ischia, città
di 7.000 abilanti, è la capitale dell’isola e sede
di un vescovo. Pittorescamente, essa giace lungo la spiaggia,
abbellita da fontane alimentate da un acquedotto che loro conduce
l’acqua del Buceto che sorge sull’Epomeo. L’imponente
Castello venne costrutto nel 1450 da re Alfonso I di Napoli e
poi cambiato in prigione. Vi nacque nel 1489 il rinomato guerriero
Marchese di Pescara, la cui sorella Costanza difese validamente
il Castello contro l’esercito di Luigi XII di Francia; e
vi pianse il marito, lo stesso marchese di Pescara, morto nel
1525, la poetessa Vittoria Colonna, l’amica di Michelangelo,
celebre per la sua bellezza e per il suo ingegno. Nel 1548 vi
si ritirò Maria d’Aragona, vedova del marchese del
Vasto. La vista dal tetto del Castello è splendida.
Da Ischia a Casamicciola (circa 1 ora e mezzo; vettura L. 2) la
strada traversa l’Arso, quel torrente di lava che improvvisamente
si precipitò da una fessura sul fianco dell’Epomeo
nel 1302. La profondità varia da 4 a 12 e 15 metri. L’eruzione
durò allora due mesi consecutivi, e molti abitanti abbandonarono
l’isola. - Dopo mezz’ora si passa il bagno d’Ischia
ed il lago del Bagno, un antico cratere, il quale col mezzo di
un canale venne messo in comunicazione col mare (1854) e battezzato
il porto d’Ischia, serve come rifugio ai bastimenti sorpresi
dalla tempesta (alb. Angarella). A sinistra è un Casino
Reale, il quale è ora stabilimento di bagni militari. In
vicinanza sorgono le acque termo-minerali della Fontana e di Fornello
(55 a 59 gr.). Le acque dell’isola sono tutte saline e da
una temperatura minima di 33 gr. giungono ad una massima di 78.
Contengono tutte abbondanti quantità di acido carbonico
e di cloruro di sodio.
[Una buona strada
conduce dal bagno d’Ischia, passando fra il Montagnone ed
il monte Rotaro, sull’Epomeo]. La
via ascende offrendo un bellissimo sguardo sul mare e passando
al piede del Montagnone e dei monti Rotaro e Tabor. Quest’ultimo,
un torrente di lava del Rotaro, si gettò nel mare (390
a. C.?) fra punta Perrone o punta della Scrofa. - Ad 1 ora circa
dal bagno d’Ischia si giunge alle prime case di Casamicciola,
torreggianti sul colle; fino agli alberghi ci vuole quasi un’altra
mezz’ora di ascensione.
Casamicciola. -
All’imbarcadero si trovano degli asini (50 cent.) e delle
vetture (L. 1) che conducono agli alberghi.
Alberghi: - Dombré o Grand Hôtel Piccola
Sentinella (Cam. da L. 2.50 in più) - Grand Hôtel
Sauvé - Eden Hôtel - Bellevue - Pithecusa (cam. da
L. 2.50) - delle Terme, etc.
Vetture ad 1 cavallo: prima ora L. 1.50; ogni ora seguente L.
1.
Asini e muli: - All’ora L. 1; per l’ascensione dell’Epomeo
da L. 3 a L. 4 e L. 5 se la strada passa per Forio.
Barche: - La prima ora L. 2; ogni ora seguente L. 1; per una a
quattro persone, ogni persona in più 20 cent. Sbarco cent.
15.
Casamicciola, prima dei terremoti
del 1881 e 1883 era un ridente villaggio sulla costa settentrionale
dell’isola. La mitezza del clima e la splendida posizione
attirarono e attireranno sempre grande folla di bagnanti.
Dopo il terremoto, le case di Casamicciola vennero ricostruite
in ferro, per renderle così più atte a resistere
ad altre brutte sorprese dell’Epomeo. Vi si inaugurò
anche l’acquedotto del Buceto, il quale, lungo circa 5 chilometri,
raccoglie le acque da cinque sorgenti, situate alla distanza di
3 chilom. da Casamicciola, e le reca nei tre rioni: Genala, Sanseverino
ed Umberto I, della nuova città. Come il nome di Umberto,
così anche i nomi di Genala e Sanseverino devono ricordare
alla posterità l’opera umanitaria in quelle funeste
circostanze di un ministro dei lavori pubblici e di un prefetto
di Napoli.
Oggi Casamicciola, con una febbrile attività, si è
data a ricostruire casini e palazzine in legno, e fabbrica, giusta
le prescrizioni del rogolamento edilizio, sotto la vigilanza di
una commissione d’ingegneri mandata dal Governo. La fiducia
è ritornata nei bagnanti, che accorrono numerosi, perché
insieme alla sicurezza delle abitazioni trovano il comodo ed il
confortabile, come una volta.
Interessante la visita al nuovo camposanto, al piede del monte
Rotaro, coi monumenti dedicati alle vittime del 1883.
Nei dintorni di Casamicciola, in val Ombrasco sono
abbondanti le sorgenti termo-minerali, che furono la causa di
numerosi stabilimenti di cura. Gurgitello offre la più
efficace e la più celebre di queste fonti. I medici consigliano
le sue acque per uso interno ed anche esterno, sotto forma di
bagni, di docce e di fanghi. Seguono le fonti del Cappone e di
Bagno fresco o dell’Occhio molto rinomata per malattie d’occhi.
In val Sinigallia sono la sorgente dello Spenna Pollastri e quelle
Colata e Cociva. Nella val Tamburo sono l’Acqua ferrata,
d’oro e d’argento, e la sorgente del Tamburo. Citiamo
ancora l’Acqua Rita, i fumaroli e le stufe Frassi e Monticeto.
Ascensione dell’Epomeo
(1 cavallo o 1 asino, L. 4 o 5 e mancia; guida necessaria; è
prudente munirsi di provvigioni). Da Casamicciola si ritorna un
po’ sulla strada per Ischia, andando per Moropano a Fontana,
in mezzo a vigne, castagni, mirti; più si monta e più
si osserva il cambiamento della vegetazione, che finalmente scompare
totalmente, lasciando vedere il vulcano in tutta la sua arida
nudità.
L’Epomeo (800 m.) è formato da tufo trachitico e
da pomici; per tanti secoli spento, era in eruzione quando il
Vesuvio non dava ancor segno di vita. Sedici colli vulcanici,
testimoni di un’attività antica, circondano il monte,
il quale, colle sue eruzioni, fungeva da valvola di sicurezza
a tutta la Terra di Lavoro. - L’eremo di San Nicola (759
m) venne scavato nella rocca dal nobile Arguth il quale, dopo
essere stato sotto Carlo III comandante d’Ischia, prese
la risoluzione di finire la sua vita qui sopra quale eremita.
- Una lunga galleria e dei gradini conducono alla cima del vulcano
(il belvedere), larga appena un metro e dalla quale l’occhio
gode della vista più incantevole e splendida. Allora si
capisce l’attrazione, il fascino irresistibile, che esercita
questo lembo di terra, a cui natura fu prodiga de’ suoi
più incantevoli sorrisi, dei suoi splendori, delle sue
seduzioni.
Un’altra strada, la più
comoda, discende da Ischia per Panza e Forio
(v. oltre). A Panza, già residenza d’estate dei re
della casa d’Aragona, al piede del monte Corvo, nel 1883
tutta la popolazione sarebbe perita se non fosse accaduto che
la sera sul tardi uscì il Viatico e che quasi tutto il
popolo, secondo l’usanza, lo accompagnasse. Le case rimasero
distrutte per metà. I morti furono più di una trentina.
Il villaggio di Lacco Ameno, a pochissima distanza
da Casamicciola, secondo le parole di un testimonio oculare, venne
anch’esso ridotto una spaventosa rovina. Dappertutto erano
morti e feriti.
Le sorgenti di Lacco Ameno si chiamano acqua della Regina Isabella
e di Santa Restituta, la patrona dell’isola. - Da Lacco,
in 1 ora, traversando il torrente di lava del monte Marecocco
e passando l’eremo di Monte Vergine, si giunge a Forio,
che prima del terremoto era borgata agiata con molte chiese e
torri, non fu più di poi che un cumulo di macerie, uno
spettacolo desolante di distruzione. Immensa era la sventura,
ma immensa era anche la carità. All’appello rispose
con sollecitudine non soltanto l’Italia, ma il mondo intero.
- Oggi Forio è città interamente ricostruita e conta
7000 abitanti.