Comunicazione: immagine e suono
di Carmine Negro
Il tempo prolungato è una formula che istituzionalizza
una modalità di tempo pieno, costituita dall'insegnamento delle
materie curricolari (1), dallo studio sussidiario (2) e dalle libere
attività complementari (3). All'orario complessivo delle materie
curricolari, che resta di 30 ore, vanno aggiunte dalle sei alle dieci
ore settimanali, raggiungendo così nella misura limite le quaranta
ore settimanali.
È ben chiaro che, se si parlasse di 36 "ore di lezione"
per ragazzi dagli 11 ai 14 anni, ci sarebbe da pensare ad un'assurdità,
per l'insostenibi1ità del carico che esse comporterebbero;
ma se si parla invece di 36 ore di "attività", che,
tutte, sono rivolte a far cultura, siano esse lezioni o momenti di
aiuto e sviluppo nell'impegno scolastico o di soddisfacimento d'interessi,
di contatti con la realtà sociale e culturale in cui i ragazzi
vivono, allora ci si rende conto che questo tempo prolungato può
diventare realmente "pieno" e cioè ricco di occasioni
educative, di approfondimento di conoscenze, di vive e preziose esperienze.
Tra le varie attività che i consigli di classe della IIC e
IIG (classi a tempo prolungato) della Scuola Media "S. Caterina
da Siena" di Forio scelsero per l'anno scolastico 1987/88 ce
n'era una che studiava le immagini e il suono. Ma immagini e suono
(parola e musica) non sono altro che gli elementi costitutivi del
linguaggio e della grammatica filmica e in generale del cinema.
Cinema: "il complesso delle attività che concorrono alla
realizzazione dello spettacolo cinematografico". La distinzione
giusta e sottile di Umberto Eco tra linguaggio filmico e linguaggio
cinematografico non viene qui considerata.Ma perché il cinema
a scuola?Anticamente si parlava di leggere, scrivere e far di conto.
Oggi si tratta di riattualizzare, sia in termini di contenuto, sia
in tennini di metodo, questo obiettivo che era proprio dell'istruzione
obbligatoria. Leggere e scrivere fa riferimento essenzialmente all'attività
del comunicare. Modi e strumenti della comunicazione sono venuti cambiando
e ancor più cambieranno nei prossimi anni. A partire dai cambiamenti
in questione va ridefinito quel livello minimo di conoscenze che oggi
occorre avere per una buona comunicazione. Saper leggere, e cioè
saper decifrare le informazioni di cui è permeata la moderna
società postindustriale, vuol dire conoscere, sia pure in modo
rudimentale, come vengono confezionate le informazioni, vuol dire
rendere possibile a tutti, anche se solo in prima approssimazione,
scendere al di sotto della superficie dell'informazione. Avere un'idea
di come è confezionato un giornale, una trasmissione televisiva,
una banca dati, dovrebbe costituire parte integrante del moderno leggere
e scrivere.
Un'attenzione particolare meritano, poi, quei tipi di comunicazione
che fanno preponderante uso di immagini e che possono puntare sulla
suggestionabilità, necessaria per la comparsa della suggestione,
base psichica in forza della quale l'impressione raggiunge un'importanza
tale da agire come motivo determinante del l'accettazione o della
ripulsa dei contenuti significativi trasmessi.
Ne è un esempio la pubblicità che è considerata
dagli studiosi della psicologia di massa uno degli strumenti più
efficaci per indirizzare la domanda del pubblico verso un particolare
prodotto.Il Progetto: "La comunicazione: immagine e suono"
partiva da questi presupposti.Tale attività, rispettosa della
scelta fatta dai due consigli di classe come finalità per l'intero
triennio, "progressiva maturazione di sé e del proprio
rapporto con il mondo esterno" (Prg. 9/2/79, prem. gen. I parte
3a), si inseriva in quello che era il tema conduttore delle attività
integrative, "il linguaggio e le varie forme di espressione".
Il progetto non voleva limitarsi ad uno studio teorico più
o meno approfondito di questo tipo di comunicazione, ma fare una esperienza
che dal di dentro consentisse di capirne e riprodurne gli elementi
principali. Per questo erano necessari non solo il videoregistratore
e il televisore a colori, di cui la scuola era già fornita,
ma anche una videocamera e relativi accessori. L'acquisto del materiale
da parte del comune di Forio permise la realizzazione di una esperienza,
per molti versi, di grande valore educativo, oltre che originale dal
punto di vista didattico.
Il progetto si articolava su tre momenti principali:
a) il momento dell'analisi (saper leggere un film);
b) il momento dell'elaborazione (produrre una sceneggiatura);
e) il momento della produzione (videoregistrare un filmato).I tre
momenti rappresentavano anche i tre periodi in cui era stato diviso
l'anno scolastico per questa attività:
a) I. periodo: ottobre/dicembre 1987 ? analisi;
b) 2. periodo: gennaio/marzo 1988 ? elaborazione;
e) 3. periodo: aprile/giugno 1988 ? produzione.Si lavorava a classi
aperte e quindi con un gruppo di alunni che proveniva dalla IIC e
un altro che proveniva dalla IIG. Durante la prima fase di lavoro
gli alunni formavano un unico gruppo, mentre nella seconda e terza
fase erano divisi in "équipe" dai ruoli ben definiti
(sceneggiatura, recitazione, etc ... ). Un contributo rilevante era
stato dato da alcuni genitori che con la loro preziosa opera rendevano
possibile l'attività, specie nelle riprese esterne. Comunque
notevole risultava il carico di lavoro extrascolastico che questa
attività richiedeva.
La lettura dei film proposti iniziava con la raccolta dei dati sul
film (titolo, regista, attori, produttore, anno di edizione) e proseguiva
dopo la proiezione con la ricostruzione del racconto e la caratterizzazione
dei personaggi principali. Altro momento importante dell'analisi,
che avveniva in due tempi, uno subito dopo la proiezione con una discussione
collettiva ed un altro con un lavoro scritto individuale (test specifico
sul film), era la suddivisione in parti, cioè la riunione delle
scene nei nuclei essenziali che costituiscono altrettanti capitoli
del film. Essendo il linguaggio iconico elemento peculiare e dominante
della grammatica filmica, facendo uso della moviola, del fermo immagine,
della visione ripetitiva di una stessa scena, si puntava sulla analisi
delle immagini.
L'analisi semiologica prevedeva lo studio delle inquadrature, delle
angolazioni, l'illuminazione, i movimenti di macchina, i rapporti
tra le inquadrature.
Una regola fondamentale nella realizzazione dell'inquadratura è
la famosa regola del 4/3. L'occhio umano, anzi gli occhi, nell'osservare
qualsiasi oggetto compongono davanti a sé un campo visivo a
forma di rettangolo, la cui proporzione è appunto di 4/3, cioè
i lati minori del rettangolo sono di un terzo più corti di
quelli maggiori. E' stato rilevato, però, che il cosiddetto
centro dell'attenzione, cioè il punto in cui maggiormente si
concentra l'attenzione dello spettatore, non corrisponde al centro
del rettangolo stesso, ma si trova leggermente spostato in alto a
sinistra. Di ciò andava tenuto conto nel disporre attori per
la ripresa di una scena.
Tra i vari tipi di inquadratura, ci si soffermò sul campo totale
(la cinepresa inquadra tutto il campo possibile), sul campo lungo
(l'inquadratura è profonda, ma non il massimo possibile), sul
campo medio, la figura intera, il piano americano (la figura umana
è inquadrata fino a mezza coscia), il mezzo busto, il primo
piano (la persona è inquadrata fino alle spalle), il primissimo
piano (la videocamera inquadra solo il volto), il dettaglio, la carrellata
(la macchina muovendosi su un carrello o sul cavalletto mobile segue
l'oggetto).
Il lavoro della prima fase si concludeva con una breve analisi degli
altri elementi che compongono la grammatica filmica, il linguaggio
e il suono.
La seconda fase, quella della elaborazione, si concretizzò
nella produzione di una sceneggiatura e nella conoscenza tecnica e
funzionale della videocamera. Furono effettuate delle prove di ripresa.
Nella terza fase si realizzò nella il filmato. Le scene venivano
preparate in classe e, dopo la scelta dei luoghi, videoregistrate.
Spesso si dovevano approntare delle improvvisazioni, perché
diversi erano gli elementi su cui si era lavorato nella stesura.
Il filmato, dal titolo Lo scrigno, gioca sulla ricorsività
degli eventi e racconta, in quasi due ore, storie che un piccolo presente
sospese tra un passato ridondante ed un futuro accattivante.
La vita di un gruppo di ragazzi, tra i 12 e i 13 anni, scandita dalla
televisione, dalle lezioni di danza, dai giochi al computer, dalle
ore passate in classe, è quella dinamica della società
moderna in cui domina lo stimolo e la risposta allo stimolo.
Soprattutto è una vita in cui il modello non viene più
trasmesso attraverso il contatto dell'adulto più prossimo,
genitore o nonno, ma da un adulto che non si conosce attraverso uno
strumento a tratti misterioso (televisore, computer) che ha come obiettivo
non di soddisfare il bisogno del singolo ma di indirizzare ai singoli
bisogni. Pur essendo quello adulto un modello vuoto, i ragazzi lo
ricercano e lo imitano.
Nella festa che hanno preparato il futuro è il grande presente
nel trucco, nei movimenti dei balli, nelle storie rappresentate per
gioco. Ma è proprio durante la festa che la separazione dei
genitori di una ragazza del gruppo rompe questo gioco all'adulto.
Ci si sente di nuovo fragili, anzi più vulnerabili, perché
più soli. La festa finisce e finisce male tra qualche pianto,
i silenzi, tanto vuoto.
Il secondo tempo inizia con Vito, un ragazzo che non si è ben
inserito nei ritmi della classe suscitando l'ilarità dei compagni.
Quando esce dalla scuola è la protagonista dei filmato a seguirlo
e dopo una breve rincorsa a scoprire con lui il gioco della vita attraverso
il contatto con la natura. Ma è l'incontro con il nonno ad
avere un ruolo importante in questo tempo. Un nonno che attraverso
il racconto trasmette la propria esperienza, la propria storia, le
radici in cui il nipote è solo l'ultimo ramo.
E sono le eterne storie dell'uomo, fatte di gioia e di dolore, ma
soprattutto di voglia di vivere, tra difficoltà e incertezze.
Ma ecco il risveglio; la protagonista è turbata; tutto un sogno!!??
Vuole verificare.
Si veste e corre al luogo dove ha incontrato il nonno. È diroccato,
rotto. Sembra quasi che si voglia distruggere e per sempre la "memoria
storica". Ma in questo luogo egli trova anche uno scrigno. In
esso è contenuta una pergamena su cui si può leggere
che non ci si può rifugiare né nel passato né
nel futuro, ma che bisogna vivere il presente, l'attimo presente l'unico
in nostro potere.
Un presente vissuto in pienezza è infatti la sintesi più
fedele del passato e prepara al futuro, un futuro che bisogna attendere
diventi presente per essere vissuto.
Per costruire la sceneggiatura ai ragazzi era stata data solo una
scheletrica traccia. Essi l'hanno riempita con episodi presi dalla
vita quotidiana, spesso dalla propria vita. Alla fine il filmato si
presentava con un primo tempo disorientante nella costruzione e negli
episodi, e un secondo tempo più unitario, per la presenza di
meno personaggi, della natura, della musica di Rachmaninov affascinante,
come solo il passato sa esserlo privo come è delle angustie
del contingente.Questo lavoro con le diverse situazioni trattate ha
consentito soprattutto una riflessione sui mass?media.
I mass?media inseguono il fatto, l'avvenimento. Devono parlare di
quanto è appena successo soprattutto devono essere capaci di
suscitare immediato e profondo interesse nella più grande platea
di spettatori possibile. Spesso se i fatti non sono eclatanti vengono
costruiti come tali; i mass?media riescono a costruire un evento da
una semplice notizia. I mass?media devono ricorrere al l'eccezionalità
per riuscire a catturare l'attenzione di spettatori spesso distratti
o attratti da troppe cose. La comunicazione dei mass?media è
infatti un flusso senza posa, dove si deve cercare di vincere la massiccia
concorrenza "urlando di più", lanciando segnali più
che sviluppando un discorso.
Non vi è in essi tempo e spazio per le analisi, per comprendere
e far comprendere quanto sta accadendo, le cose di cui parlano. E'
l'eccezionale, e non la norma, ad interessare; l'eccezionale e il
fatto curioso, imprevisto, simbolicamente rilevante o avvincente,
ma soprattutto quello che rompe con l'esistente, che appare diverso,
che è una novità rispetto a quanto avveniva in quel
settore in precedenza. Questa parzialità o casualità
nella ricostruzione dei
fatti è alla radice dell'accorciarsi o dell'indebolirsi di
quella che si definisce la "memoria storica".
Si tende cosi a dimenticare quanto è successo, anche pochi
anni prima. Si vive al presente o in un immediato passato: pochi anni
sembrano uno spazio enorme. Grandi fatti che al loro apparire sembrarono
"sconvolgere il mondo" durano pochissimo. Spariscono in
breve tempo da pagine e schermi e poi dalla memoria.
Si va alla caccia del curioso e dei particolare anziché dei
motivi o delle cause di fondo che hanno prodotto quel fatto o quell'evento.Ma
possiamo fare a meno dei mass?media?!No! Essi sono, comunque, uno
strumento indispensabile della nostra epoca: solo essi possono darci
le informazioni necessarie per vivere in una società che ha
i confini del mondo intero e i tempi del continuo cambiamento sociale.
1) Materie previste dal piano di studio della scuola
media stabilito dalla legge 16 giugno 1977 n. 348 e dalla circolare
n. 215 del 2 agosto 1977.
2) Da identificare con le iniziative di sostegno previste dall'art.
7 della legge 4 agosto 1977 n. 517.
3) Attività previste dalla legge n. 517 con la più significativa
locuzione di "attività scolastiche di integrazione.
Bibliografia1) Laura Serpico Persico ? Una nuova scommessa: il tempo
prolungato nella scuola media ? Cultura e Scuola n. 89, gennaio/ marzo
1984 pp. 151/56.2) Corrado Caselli ? Appunti di grammatica filmica
? Annali della Pubblica Istruzione n. 5, settembre/ottobre 1983 ,
pp. 564572.3) G. Devoto ? Vocabolario illustrato della lingua italiana
? Milano 1967.4) Romano Prodi ? Nuovi bisogni formativi della società
italiana ? Annali della Pubblica Istruzione, n. 2, marzo/aprile 1985
pp. 94?100.5) Laura Fabbri ? Le masse e il capo ? Psicologia ? Conoscere
se steso e gli altri ? Curcio Editore vol. 6 p. 1705.6) Enzo Natta
? Il linguaggio dell'immagine ? Ediz. Paoline p. 137.7) Marino Livolsi
? I mass?media: evento, spettacolo e oblio ? Annali della Pubblica
Istruzione n. 4/5, 1988 pp. 515/20.
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