LA RASSEGNA D'ISCHIA

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L'arte a Napoli e Luca Giordano

di Carmine Negro

L'arte a Napoli era stata profondamente segnata dall'esperienza straordinaria di Caravaggio (1571-1610), artista dal temperamento inquieto, che era riuscito a superare l'accademismo manierista, inaugurando una nuova concezione estetica fondata sull'intensità dei contrasti e sulla drammatizzazione della luce.
"Quo semel est imbuta, recens servabit odorem testa diu" (L'orcio nuovo conserva a lungo l'odore di ciò di cui è stato riempito la prima volta). Bernardo De Dominici, biografo settecentesco dei pittori napoletani, citava questo sentimento di Orazio per spiegare Giovanni Battista Caracciolo (1570-1637), detto Battistello, il pittore che più di altri aveva saputo intendere il messaggio caravaggesco (1). Battistello nell'interpretare l'arte di Caravaggio ne stralcia la componente propriamente naturalistica per accordare la preferenza alla funzione altamente semplificatrice della luce; esalta l'inclinazione geometrica dei piani di luce in quanto generatrice della geometria delle ombre (2).
La città aveva poi conosciuto l'opera di Jusepe de Ribeira (1591-1652) detto lo Spagnoletto, a Napoli dal 1616. L'esasperazione della ricerca luministica e naturalistica caravaggesca, testimoniata dal crudo e quasi compiaciuto realismo, unito alla sapienza degli effetti di luce e alla stesura densa dei colori tipica delle opere giovanili, si stemperò nelle opere successive, nelle quali adottò, per l'influsso della pittura fiamminga una tavolozza più chiara e preziosa, un modellato più morbido, realizzando composizioni meno drammatiche, più pacate e indulgenti talvolta al pietismo.
C'era, infine, la pittura di Mattia Preti (1613-1699) detto il Cavaliere calabrese che si formò sulle opere dei caravaggeschi romani e napoletani, dei quali utilizzò in funzione dinamica gli effetti di luce radente. Influenzato da Lanfranco e Guercino si aprì alle istanze della pittura barocca realizzando composizioni affollate di figure su fondali di cielo tempestoso o di architetture scenografiche.

Luca Giordano nacque a Napoli il 14 ottobre 1634 da Antonio, mediocre pittore, e da Isabella Imparato, e fu battezzato nella parrocchia di Sant'Anna di Palazzo. I biografi del tempo non parlano di tirocinio "a bottega" d'altro artista: riferiscono che il padre lo mandava "a disegnare l'opere più rare delle chiese e gallerie di Napoli e che poi lo condusse con sé a Roma "per farlo studiare sopra l'antico, et opere di huomini insigni".
Le prime opere (1653), un'incisione Cristo e l'adultera ed una tavola Guarigione dello storpio, sono influenzate dall'opera dell'incisore, pittore e trattatista tedesco Albrecht Dürer, massimo esponente della pittura tedesca rinascimentale, in cui confluivano le innovative istanze dell'arte italiana e quelle ormai consolidate della tradizione pittorica fiamminga. I lavori, prima menzionati, e le grandi tele (1654) Traditio clavium e L'incontro dei Santi Pietro e Paolo condotti al martirio di S. Pietro ad Aram, risentono, invece, dell'opera di Ribera e dell'influenza neo-veneta di Mattia Preti del primo soggiorno a Napoli (1653-1660).
De Dominici annota che la pala con San Nicola del 1655 a S. Brigida è costruita " Sullo stile del grande Paolo Veronese" e risente del neo-venetismo barocco con soluzioni che ricalcano quanto proposto da Pietro da Cortona a Palazzo Barberini. In una delle tele di S. Maria del Pianto ordinate dal viceré G. Bracamonte come voto per la cessazione della peste del 1656 è forte il riferimento agli affreschi delle Porte di Napoli di Mattia Preti (3).
Nelle sue opere Luca Giordano sembra, quindi, voler ripercorrere l'itinerario della pittura a Napoli nel primo periodo del secolo, con l'interesse per il naturalismo post-Caravaggesco, con la replica puntuale di Ribera, quando dalla fase vigorosamente naturalista passa a quella dell'impreziosimento cromatico e dell'intenerimento espressivo, con la disponibilità, tramite il contatto coi nuovi filoni veronesiani e correggeschi, a sperimentare, nella capitale del vicereame, le nuove tendenze barocche in pittura senza negarsi nei suoi lavori contributi di altre esperienze pittoriche.
Quando tra il 1662 e il 1664 il marchese Agostino Fonseca ordinò sei quadri tramite i suoi intermediari a Napoli, egli si presentò a Venezia con i connotati "ribereschi". Tra la fine del 1664 e gli inizi del 1665 il Fonseca invitò Giordano a Venezia. In questo viaggio di lavoro produsse varie opere per privati e per edifici di culto, assecondando i desideri della committenza. Si procurò, inoltre, in questo periodo altre commissioni, come la pala con l'Assunzione della Vergine per la chiesa di S. Maria della Salute che sarà eseguita nel 1667 e spedita da Napoli dove era tornato nell'estate del 1665. Questi viaggi consentirono al pittore di approfondire la propria carica espressiva in direzione veneta e di tradurre in pittura, con notevole fantasia e creatività, la moderna concezione barocca con la varietà e la vastità della Natura e dell'Universo, l'illimitata estensione del tempo e dello spazio, l'infinità continuità di ogni vicenda umana. Giordano riuscì a tradurre fantasticamente in trasparenze luminose e immagini variopinte l'inarrestabile spettacolo di luci, forme e colori attraverso cui realtà naturale e mondo spirituale si manifestavano agli occhi e al cuore prima che alla mente e alla ragione; da napoletano inquieto e sognante riuscì a riprodurre in pittura realtà e fantasia, natura e immaginazione, sensazioni ed emozioni.

Nel 1671 è chiamato ad affrescare la cupola di S. Gregorio Armeno, nel 1677-1678 la volta della chiesa dell'Abbazia di Montecassino, nel 1678 la cupola di S. Brigida, nel 1679 la navata di San Gregorio Armeno, che richiesero la collaborazione di più allievi e il supporto dei modelli ribereschi, rubensiani, veronesiani e cortoneschi, che aveva sedimentato nel corso degli ultimi anni. Tra il 1663 e il 1678 molte opere di carattere profano di Giordano furono ordinate o acquisite a Napoli da privati collezionisti italiani, fiamminghi o spagnoli e nel 1677 diversi suoi dipinti giunsero a Firenze. L'interesse che la pittura di Giordano aveva suscitato tra gli intenditori di Firenze aveva portato Filippo Baldinucci a richiedere all'artista la Relatione del 1681 (4); successivamente ci furono un soggiorno a Firenze ed una grande quantità di commissioni tra cui l'affresco nella cupola della Cappella Corsini al Carmine e la decorazione, da parte del marchese Francesco Riccardi, dei nuovi ambienti del palazzo costruito da Michelozzo nel Quattrocento per Cosimo dei Medici (Cosimo il Vecchio). I bozzetti di questo lavoro, esposti in questa mostra ed attualmente della National Gallery di Londra sono tra i più studiati dagli storici dell'arte moderna. I lavori iniziati nel novembre del 1682 furono interrotti nella primavera del 1683 perché Giordano dovette ritornare a Napoli per motivi di famiglia e ripresero nella primavera del 1685. Nella Galleria, in particolare nella Glorificazione della dinastia medicea e Le vicende della vita umana gli episodi figurativi sono collegati sia nella narrazione che nella composizione al senso d'infinito e al continuo spettacolo della Natura alla base del Barocco con soluzioni che Luca trova in Pietro da Cortona a Palazzo Pitti nelle idee espresse da Gian Lorenzo Bernini e tradotte in pittura dal Gaulli. Esse sono caratterizzate da dilagante luminosità ed esaltante ariosità, in una situazione irreale di sogni a colori, di incanto, di apparente naturalità, abitato da mitiche realtà e da immagini fantastiche dove si concretizza un irraggiungibile ma essenziale ideale d'arte e di vita. Con le opere realizzate a Firenze, gli incarichi di prestigio e le commissioni da parte di collezionisti, Giordano consegue un successo in ogni parte d'Italia e d'Europa. La sua pittura, ariosa e coinvolgente, di carattere sacro o profano, influenzerà l'attività di molti giovani pittori sia napoletani (Francesco Solimena, Nicola Malinconico, De Matteis) che fiorentini, veneziani e stranieri (Sebastiano Ricci, Corrado Giaquinto, Fragonard, Goya). Nel 1684, mentre si trovava a Napoli, affresca la controfacciata della chiesa dei Girolamini con la Cacciata dei mercanti dal Tempio: l'opera è permeata da un senso di spazialità continua e infinita, rivelata dal fluire ininterrotto della luce attraverso la straordinaria varietà dei piani prospettici.
Preceduto dal successo delle sue opere inviate a nobili e collezionisti spagnoli nel 1692, si trasferì a Madrid al servizio di Carlo II. In Spagna produce una grandissima quantità di dipinti su tela, su rame e a fresco di soggetto sacro o profano. Giordano iniziò la sua attività all'Escorial nella volta dell'Escalera con l'evento che diede occasione alla costruzione del monastero: l'esaltazione delle gesta di Carlo V e Filippo II, sovrapposto a un lungo fregio a olio su tela con la Battaglia di San Quintino. Il successo gli procurò la commissione di dipingere tra il 1693 e il 1694 le volte della Chiesa con storie del Vecchio e del Nuovo Testamento. Quando nel 1695 l'abate Andrea Belvedere ritornò dalla Spagna riferì a De Dominici che "le migliori pitture fatte da Luca in Napoli, li sembravan da nulla a petto di quelle dipinte nella gran chiesa dell'Escuriale" Impressionante la quantità di opere che riesce a produrre in Spagna dove viene in contatto con l'opera di Velázquez e realizza le opere con colpi rapidi di pennelli densi di materie cromatiche luminosissime dai toni caldi e brillanti.
Nel 1702 torna a Napoli dove continua a produrre una grande quantità di grandi tele e a rinnovare la sua produzione artistica o con forti contrasti chiaro-scurali, dai toni bruciati o caliginosi, come nelle tele all'Egiziaca a Forcella, ai Girolamini, a Donnaregina e per alcune chiese romane o con il dilagare di materie cromatiche sempre più lievi e delicate, come nella decorazione a fresco del cupolino della Cappella del Tesoro nella Certosa di San Martino. Questa pittura che porta al centro il Trionfo di Giuditta e intorno altre storie del Vecchio Testamento racconta l'ultimo Giordano: pittore tra sogno e realtà. In questa opera il racconto sviluppato secondo una circolarità ininterrotta per effusioni di luci e sottili trapassi cromatici accresce allusivamente le dimensioni della cupola, aumenta la profondità dello spazio; per Ferraro un'opera "accordata magicamente come un universo che si riflette entro una lente convessa, armonica, così da risultare monumentale, pur entro dimensioni ridottissime; il più straordinario artificio pittorico realizzato a Napoli nel solco dell'illusionismo barocco alle soglie del Rococò europeo".
Luca Giordano muore a Napoli nel 1705.

Note:
1) F. Bologna - Il primo tempo della pittura caravaggesca a Napoli - Storia e civiltà della Campania - Il Rinascimento e l'età barocca - Electa Napoli, pag. 241.
2) F. Bologna - op. cit. pag. 241/2.
3) O. Ferrari in Attività di Giordano fino agli affreschi di Palazzo Medici Riccardi a Firenze - Luca Giordano 1634-1705 - Catalogo Mostra Electa, Napoli, pag. 30.
4) Relatione della vita di Luca Giordano pittore celebre (13 agosto 1681) appartenuta a Filippo Baldinucci e che si è supposto fosse scritta dallo stesso Luca o da persona a lui intima. - G. Ceci: Scrittori della storia dell'arte napoletana anteriori al de Dominici, in Napoli Nobilissima, VIII (1899), 163-168.

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