Riproposte al termine di un lungo e delicato intervento di restauro
che restituisce leggibilità ad uno dei più interessanti
esempi di scultura rinascimentale nell’Italia meridionale
Le porte bronzee di Castelnuovo
di Carmine Negro
Ferrante d’Aragona nel 1458, dopo la morte del
padre Alfonso, divenne re di Sicilia; il padre per testamento aveva
deciso di dividere la propria eredità nelle due corone di Sicilia
e Spagna. Ferrante saliva, quindi, su un trono che tornava ad avere
una sovranità autonoma e doveva ben presto scontrarsi con due
grandi ostacoli: il papato e il potere baronale, i due motivi presenti
nell’Arco di Ferrante e nelle sue porte.
Il papato vantava un diritto di investitura feudale sul re di Napoli,
quindi di scelta del sovrano tanto da poterne rifiutare l’investitura.
L’ostilità della chiesa che si era già fatta sentire
su Alfonso non tardò a farsi sentire sul figlio Ferrante che,
per questo motivo, divenuto re, dovette rimandare di un anno l’incoronazione.
In realtà Alfonso aveva mostrato una decisa volontà
di autonomia dalle pretese feudali del papato sul regno meridionale,
di conseguenza il papa aveva cercato di favorire il ritorno degli
Angioini tradizionalmente più fedeli alla Chiesa.
Ferrante proseguiva la politica che era appartenuta a Alfonso e che
già aveva conosciuto un tentativo in Federico di Svevia quando
quest’ultimo aveva cercato di centralizzare ed affermare il
proprio potere con vigore. In questa occasione la concezione dello
stato, che doveva ruotare intorno alla figura del sovrano, si era
arricchita della tendenza dei nuovi tempi: la spinta rinascimentale
di razionalizzazione e slancio riformatore. I baroni sentitisi in
pericolo si allearono con Giovanni d’Angiò con l’intento
di deporre l’aragonese. I duchi di Taranto e di Sessa capeggiarono
la rivolta che scoppiò nel 1459 e fu domata, con la battaglia
conclusiva di Troia, il 18 agosto 1462.
La guerra contro gli Angioini e il baronaggio assunse un particolare
significato per la dinastia aragonese e Ferrante volle che fosse “...scolpita
di bronzo sopra la porta del Castel Nuovo” (Giovio 1555) (1).
Le porte bronzee sono composte da sei formelle. Le due in alto sono
curve, per adattarsi al fornice dell’arco, le altre quattro
sono di forma pressoché quadrata (130x120cm) mentre il pannello
di base dell’anta di sinistra è diviso in due parti una
delle quali è mobile e funge da sportello.
Ogni pannello, incorniciato da puttini con festoni di fiori, candelabre,
cornucopie e girali, porta negli angoli medaglioni con diverse immagini
legate alla storia della dinastia aragonese. Quelli in alto sono andati
dispersi e, secondo il Celano (2) e il D’Ayala (3), ritraevano
a sinistra Ferrante e a destra la moglie Isabella.
La guerra è raccontata attraverso la descrizione di tre episodi
salienti. Nei due pannelli in alto è raffigurato l’agguato
teso a re Ferrante dai baroni infedeli, gli altri pannelli presentano
la presa di Accadia, la fuga degli Angioini e la battaglia conclusiva
di Troia. In basso di ognuno dei sei pannelli è possibile leggere
un’epigrafe metrica latina su due righe molto probabilmente
dettata dall’umanista Giovanni Pontano, affermato esponente
della cultura rinascimentale e molto probabilmente ispiratore dell’intera
narrazione.
Le porte dovevano essere considerate molto belle e prestigiose se
Carlo VIII, nonostante il peso, le fece smontare e caricare sulle
navi come bottino di guerra. Miniero Riccio nel 1876 riporta un documento
del 16 aprile del 1495 in cui è scritto: “Ferante havea
facto fare al castello novo dui porte de bronzo historiate e questui
li ha facte tore et charicare per condure via”. Furono, comunque
recuperate e riportate a Napoli il 6 novembre 1495.(4)
Le porte di essenziale valore difensivo, perché controllavano
l’unico accesso al castello, sono firmate da Guglielmo Monaco
come mostra il medaglione in basso a sinistra. La mancanza di cedole
aragonesi di pagamento, per un’opera complessa e di grosso impegno,
e la caratterizzazione, nei documenti superstiti, più come
fonditore ed artigliere che come artista ha portato la critica a considerare
Guglielmo Monaco più come il fonditore delle porte di bronzo
che come ideatore ed autore dei modelli di cera.
C’è una stretta connessione tra alcuni motivi dell’arco
e quelli riportati sulle due porte. I puttini con le cornucopie raffigurati
in basso ricordano il fregio marmoreo del fornice sinistro dell’arco
di Alfonso e il medaglione con il puttino a cavallo del drago dell’ultima
formella sinistra richiama analogo motivo presente nel bassorilievo
marmoreo del fornice destro dell’arco.
In tutte le formelle è evidente la presenza di un grande esperto
di fatti d’armi. Il restauro, infatti, ha messo in evidenza
la cura dell’autore nell’evidenziare i particolari dall’opera:
le armature dei cavalieri con le cotte di maglia, la presenza di cubitiere
e ginocchiere con le alette, i cavalli bardati con pettorale e groppiera
di cuoio bollito e più in generale il modo di organizzare lo
scontro tra eserciti avversi.
Discordanti sono le opinioni degli studiosi circa il problema della
datazione. Per il von Fabriczy le porte furono realizzate tra il 1462
e il 1465, per il Maresca di Serracapriola tra il 1462 ed il 1468
quando “fu completata l’ornamentazione marmorea del vano
principale di ingresso di Castel Nuovo” (5). Secondo il Filangieri
le porte risalgono agli anni 1474-1475, di questi anni si sono persi
i registri della tesoreria aragonese e questo spiegherebbe l’assenza
di pagamenti prima accennati.
Il restauro è stato condotto da Giovanni Morigi che è
riuscito, attraverso un lavoro complesso e preciso, a riportare l’opera
all’antico splendore. L’osservatore viene in contatto
con una narrazione che ha più di 500 anni che descrive la vittoria
di re Ferrante sui feudatari dissidenti e filoangioini ma soprattutto,
come ricorda il sindaco Antonio Bassolino nella presentazione del
Catalogo, racconta Napoli “…un centro culturale di prima
grandezza e un’autentica fucina di civiltà per il mondo
mediterraneo ed europeo dell’epoca”.
Catalogo
Quaderni di Capodimonte: Le porte di Castel Nuovo Il restauro,
Electa Napoli
(1) P. Giovio, Dialogo dell’ imprese militari et amorose,
(1555 Roma) pag.23.
(2) C. Celano, Notizie del bello, dell’antico e del curioso
della città di Napoli 1692 Napoli.
(3) M.D’Ayala, Dell’arco trionfale di re Alfonso d’Aragona
in Castelnuovo, in Annali civili del regno delle due Sicilie,
XII, 1836, pp.43.
(4) Minieri Riccio, Gli artisti ed artefici che lavorarono a Castel
Nuovo al tempo di Alfonso d’Aragona, Napoli 1876 pp. 10-11.
(5) Maresca di Serracapriola, Battenti e decorazioni marmoree
di antiche porte esistenti a Napoli, in “Napoli Nobilissima”,
X, 1901, 2, pp.17-22.
SU