Per la prima volta famose sculture di
Capua lasciano il museo campano per una grande mostra
Matres Matutae a Milano
di Carmine Negro
Per festeggiare il cinquantesimo della propria fondazione,
l'Angelicum di Milano ha allestito nelle sue sale una grande
mostra con le famose Matres matutae, sculture in tufo, che
rappresentano madri con uno o più figli (fino a dodici) sulle
ginocchia, provenienti dal Museo campano di Capua.
Quando vennero scoperte nel 1845, queste statue dalle tozze forme
geometriche, databili fra il V e il II secolo a; C. furono definite
"mostruose". Bisogna ricordare che nella prima metà
dell'Ottocento trionfavano i canoni del gusto neoclassico e queste
statue, specie se paragonate alle sculture ben levigate del V secolo
ateniese, sembravano bruttissime se non orrende.
E' probabile che le statue facessero parte di un santuario extraurbano,
poco lontano dalle mura perimetrali della città di Capua. Sta
di fatto che il proprietario del fondo dove avvenne la scoperta fece
riseppellire quasi tutte le statue che vennero riscoperte una trentina
di anni dopo, nel 1873, in occasione di un secondo scavo.
Per Luigia Melillo Faenza, autrice di un interessante saggio sulle
sculture capuane, la ripresa degli scavi non avvenne con intenti scientifici
ma "essenzialmente per saccheggiare gli oggetti più
belli e significativi al fine di rivenderli sul mercato antiquariale
europeo o di accrescere già cospicue collezioni private".
Una cosa è certa: sette di quelle statue sono finite a Berlino,
una a Copenaghen, due al Museo di Villa Giulia e altre in luoghi diversi.
La maggior parte, comunque, fu acquistata dal Museo campano fondato
a Capua nel 1870.
L'interpretazione di queste Madri è dubbia: c'è chi
vede in esse una raffigurazione della divinità e chi invece
dell'offerente. Per la Melillo si tratta di un "falso problema".
La carenza di informazioni sul rinvenimento ha "decontestualizzato
le sculture", rendendo quasi impossibile una loro certa interpretazione.
Per Maria Rosaria Borriello, autrice di un altro interessante saggio
sulle sculture, quelle di Capua possono essere offerte votive come
auspicio di fertilità, ringraziamento per gravidanze portate
a termine ma anche divinità infernali che portano tra le braccia
il defunto che sotto forma di infante rinasce a nuova vita.
Oggi queste sculture ci danno un quadro delle correnti stilistiche
indigene interessanti proprio per il loro linguaggio specifico, per
la loro estraneità al gusto ellenico del tempo.