La Magna Grecia al Museo Archeologico
di Napoli
di Carmine Negro
La mostra sulla Magna Grecia fu inaugurata lunedì
8 luglio 1996 alla presenza del ministro per i Beni Culturali e Ambientali
Walter Veltroni. Il logo proviene da una tomba del IV secolo a. C;
è una lastra dipinta con scena di danza rinvenuta a Ruvo il
5 novembre 1833 e acquisita insieme ad altri frammenti della stessa
tomba, dal Museo Borbonico nel giugno 1838. (Fig. 1) Otto figure femminili
che danzano tenendosi per mano ogni figura porta il braccio sinistro
sotto il destro di quella che precede e il destro sopra il sinistro
di quella che segue. Le mani hanno dita affusolate e rese con cura
tanto che sembrano sfiorarsi piuttosto che intrecciarsi tra loro nella
sequenza della catena. Queste donne indossano lunghi chitoni e himatia
colorati, ocra, rossi, e celesti ed hanno calzari di colore rosso
che coprono completamente i piedi. Il recente restauro ha evidenziato
che le gote sono leggermente colorate, le labbra sono rosse e una
linea di pigmento, colorato segue il profilo Le vesti e i mantelli
hanno larghi bordi di colore diverso talvolta arricchita da decorazioni
a motivi geometrici e a linee spezzate (bordo della veste della quinta
e sesta danzatrice). Il mantello portato sulla testa, lascia scoperta
la fronte dove una benda o cuffia' che trattiene i capelli' è
resa con due toni di colore rosso. L'interpretazione del choròs
di donne può essere ricondotto sia alla sfera funeraria che
a quella mitica allusiva, cioè, della danza liberatoria che
Teseo e i giovanetti ateniesi eseguirono a Creta in occasione dell'uccisione
del Minotauro.
Solenne e distaccata la bellezza di questa pittura
tombale rappresenta una mostra che, sulla scia della più fortunata
mostra veneziana, vuole ricordare i luoghi della cultura greca in
Italia, sperimentare un nuovo allestimento per la sezione della Magna
Grecia in Italia ma non riesce a far parlare di se neanche il giorno
dopo la sua inaugurazione dal più grande quotidiano cittadino.
Le collezioni Stefano De Caro definisce le collezioni
degli oggetti della Magna Grecia al museo di Napoli " come le
reliquie del gran naufragio nel quale peri la massima parte dell'archeologia
non vesuviana nell'Italia meridionale del Settecento e di buona parte
dell'ottocento" (l). Ed è il Soprintendente a tracciare
la storia della ricerca archeologica e delle collezioni negli antichi
luoghi della Magna Grecia e di cui diamo una breve sintesi
Nel 1754?1755 Alessio Summaco Mazzocchi con la pubblicazione
dei suoi "Commentarii" sulle "Tabulae Heracleenses",
che erano state donate alle collezioni reali, aveva fatto sperare
che, il nuovo regno borbonico, desse dignità anche al ritrovamenti
effettuati in quei siti, che la cultura Rinascimentale e dell'età
barocca, aveva conosciuto come antiche città della Magna Grecia.
Non fu così Malgrado le leggi di Carlo di Borbone che, fin
dal 1755 tutelavano oltre agli scavi vesuviani anche quelli delle
restanti province del regno, la costante penuria di fondi a disposizione
dell'amministrazione degli scavi, la difficoltà a controllare
efficacemente il territorio, la corruzione di molti funzionari governativi
e soprattutto la moda che si andava diffondendo in Europa, portò
alla dissipazione della maggior parte dell'archeologia non vesuviana
dell'Italia meridionale. Cosi collezionisti, antiquari, ambasciatori'
aristocratici e principi europei commissionarono legalmente e il più
delle volte illegalmente scavi in luoghi in cui abbondavano tali ritrovamenti
portando via vasi, dipinti,, statuette, anni e gioielli.
Per arginare l'emorragia di antichità dal Regno
Michele Ardito, direttore del Museo Reale nel 1808, ipotizzò
con una proposta lungimirante l'istituzione di musei in ogni provincia
per far si che queste prendano `'. un certo gusto verso de' monumenti
antichi, e preso che avranno un tal gusto' saranno più accorte
a conservarli con gelosia". Tale proposta non ebbe successo e
la capitale restava un centro floridissimo di commercio antiquario
capace di drenare verso l'Europa abbondanti quantità di materiali
archeologici 11 Museo, dopo l'unità d'Italia, incrementò
notevolmente le proprie collezioni con l'acquisizione di una vastissima
raccolta di monete e vasi di terracotta da una potentissima famiglia
di ministri ed alti funzionari del Regno Borbonico: i Santangelo.
Con la creazione di Musei provinciali e nazionali
in vane città del Mezzogiorno e l'istituzione di Soprintendenze
autonome dal Museo di Napoli l'afflusso di oggetti dalla Magna Grecia
al Museo cessò, riducendosi a quelli provenienti dalla sola
giurisdizione della Soprintendenza napoletana.
La mostra
È la "Veduta dei templi di Paestum?',
in una originale ripresa dal mare ad introdurre alla esposizione sia
come quadro, un olio su tela, firmato e datato 1793 attualmente nel
castello di Vizilles, nel Museo della Rivoluzione francese, che come
ricostruzione operata dalla Soprintendenza tenendo come modello la
tela stessa Ad essa è associato un brano di Johan Wolfgang
von Goethe da "Italienische Rheise" "ora che tutte
queste spiagge e i promontori e i seni e i golfi, isole e penisole,
rocce e coste sabbiose, colline verdeggianti, dolci pascoli, campagne
feconde, giardini di delizie alberi rari viti rampicanti, montagne
perdute per le nubi e pianure ridenti e scogli e secche e questo mare
che tutto circonda con tanta varietà e in tanti modi diversi.
ora, dico' che tutto questo è presente nel mio spirito, ora
soltanto l'odissea è per me una parola viva".
Nella visita alla mostra per la Rassegna d'Ischia,
sono accompagnato dalla dott. ssa Mar nella Lista che, prodiga di
informazioni e curiosità mi consente di apprezzare il nuovo
allestimento e lo spirito che lo ha animato: raggruppare il materiale
magno?greco non più secondo la logica della materia (vetri,
bronzi, ori) o antiquaria della classe (vasi dipinti monete pitture,
armi). ma per ambiti di provenienza senza trascurare l'angolo visuale
del collezioniamo.
Una presentazione, anche sommaria, delle numerose
opere esposte non è possibile in questa breve trattazione,
ci soffermeremo, perciò, su poche opere indicative della ricchezza
intellettuale e artistica raggiunta dalle antiche popolazioni dell'Italia
meridionale.
Nella prima sala possiamo ammirare dei modelli di
templi in scala e delle lastre incise che furono riprodotte dal Delagardet
nel volume del 1799 dal titolo "Les Ruines de Paestum ou Poseidonia
ancienne ville de la Grande Grèce". Il conte Felice Gazzolla,
impressionato dalla riscoperta della città di Paestum e dei
suoi magnifici templi, volle tra il 1745 e il 1750,, che i "più
bravi professori che di quel tempo erano in Napoli" e cioè
Gian Battista Natali di Vicenza, l'architetto Sabbatini, i fratelli
Gaetano e Antonio Magri realizzassero i rilievi dei templi e degli
altri edifici di questa città. Il trasferimento a Madrid del
conte, già comandante di artiglieria nel regno di Carlo, re
di Napoli, bloccò il progetto ma i rilievi eseguiti furono
utilizzati per molte pubblicazioni in Europa Nel 1784 le piante di
questi monumenti vennero riprodotte nel volume "Rovine della
città di Pesto detta ancora Poseidonia". In quegli anni
l'attenzione fu tutta concentrata sull'architettura della città
furono realizzati, di sughero o di gesso, diversi modelli , in scala,
degli antichi templi. Risale al 1805 il primo intervento di scavo
regolare di cui si è tramandata traccia e da cui provengono,
molto probabilmente, le numerose statuette presenti in questo Museo
e ampiamente diffuse a Paestum, sia nei santuari urbani che in quelli
del territorio circostante Rappresentano Hera seduta in trono con
melagrana e patera di frutta Da le mani, nonché statuette di
donne con bambino o con cista e porcellino Nell'esposizione sono presenti
anche altre statuette come quelle che mostra una figura maschile con
il braccio destro disteso lungo il fianco e la mano che stringe per
le zampe posteriori un porcellino a testa in giù e la mano
sinistra ripiegata sotto il petto a reggere una patera con offerte,
e ancora matrici di statuette. E ancora bellissime lekythos a figure
rosse, oinochoe, diversi crateri a campana a figure rosse. Sempre
nel settore riservato a Paestum ritroviamo un elmo "a pilo"
in bronzo fuso e lavorato a martello, un elmo "sud?italico calcidese",
corazze anatomiche e sempre di bronzo diversi
pezzi di schiniere (parte dell'armatura che proteggeva lo stinco e
la gamba).
Da Pertosa' contrada Arnice?Soprano proviene un altro
elmo detto suditalico?calcidese molto elaborato nelle varie parti
con lungo la costolatura che definisce superiormente l'insellatura
dell'orecchio sinistro un'iscrizione incisa in lingua osca ed alfabeto
greco. Dal sito che i romani chiamavano con il nome di Anxia collocato
nel cuore di quel territorio occupato nell'antichità dagli
Enotri e dopo il IV secolo a.C. sino all' avvento dei Romani, dai
L Lucani e che mette in comunicazione la valle
del Basento e il vallo di Diano derivano diversi materiali ceramici
presenti in questo allestimento tra questi ricordiamo il Nestoris
a figure ro. Diversi anche i materiali provenienti da Canosa (Apulia)
tra cui il bellissimo Askos globulare a decorazione plastica e policroma.
Per il numero di oggetti rinvenuti e In loro qualità Ruvo divenne
meta di studiosi e mercanti italiani e stranieri Da Ruvo arrivarono
a Napoli molti vasi, ori e terrecotte ma solo poche di quelle opere
sono custodite nel Museo archeologico, molte si sono disperse nel
mercato più o meno lecito del l'antiquariato Una nota pari
colare mentano gli oggetti d'oro' collane, pendenti, coppia di fibule
orecchini, dalla lavorazione complessa e dalla forma raffinata.
Tutto un settore dell'allestimento è dedicato
al rapporto tra ricerca archeologica e collezionismo. Le collezioni
private come quella dell'arcivescovo di Polignano o quella dei fratelli
Vivenzio arricchirono nel corso degli anni le collezioni napoletane
con materiali abbondanti e di grandissima levatura L'incremento maggiore,
comunque, si ottenne nel 1868, dopo l'Unità d'Italia con l'acquisizione,
da parte del direttore del Museo Nazionale di Napoli Giuseppe Fiorelli,
della collezione Santangeto, una ricchissima raccolta di vasi. terrecotte
e monete provenienti dall'Italia meridionale I Santangelo, una potentissima
famiglia di ministri e alti funzionari del Regno borbonico erano riusciti
nel corso di più generazioni, a realizzare la più grande
raccolta privata napoletana della prima metà dell'ottocento,
grazie ed acquisti e a vere e proprie campagne di scavo. 11 Museo
privato Santangelo nacque essenzialmente con l'intenzione di aumentare
il prestigio delle famiglia ed il suo patrimonio ma fu animato dalla
consapevolezza e dalla passione del collezionista La collezione vascolare
presenta una moltitudine di vasi, come il vaso configurato a negro
e coccodrillo" di kantharos, di caratteristici rhyton, ma anche
anfore,, crateri, lekythos. Cospicua la collezione di monete, 42.733
esemplari delle quali 832 erano in oro, 15964 in argento e 25.937
in bronzo.
SU