Federico Variopinto
Fra Ischia e Napoli è mossa l'ispirazione di questo pittore:
certe piazze napoletane, S. Ferdinando o Piazza del Gesù, soprattutto,
lo spingono a vibrare con più vivace interesse: o certi angoli
d'Ischia, la spiaggia di Carta Romana o dei Pescatori, ad esempio. Ma
nei luoghi napoletani egli ricerca, fra le architetture dal magnifico
rosso borbonico allo stupendo grigio gotico, una folla sorpresa rapidamente,
collocata a vivere nel quadro come elemento stesso del paesaggio: e nei
luoghi ischitani, invece, abolisce la presenza dell'uomo, lascia che
emerga dalla leggera nebbia mattutina il Castello, come uno spettro o
una nave corsara, lascia parlare le reti stese ad asciugare, le barche,
l'onda mossa fra gli scogli dei lido.
Il suo mondo s'equilibra così naturalmente fra la città e
l'ironia, tra la folla e la solitudine in mezzo, le nature morte, certi
interni, qualche paesaggio di prima sera, dall'alto di una terrazza,
una distesa di case che si chiudono al primo sonno. Così Variopinto
inventa il grigio: un colore di difficoltà estreme, che subito
rischia d'essere sporco, di non fremere più, d'esser morto. Per
il grigio occorre un lavoro di scavo, a picco dentro il colore, fino
a distruggerlo come squillo e accoglierlo come memoria. Difficilissimo,
s'intende: perché sembra che la pittura non possa farsi memoria
(in fondo qui è tutto l'equivoco di certa pseudopittura dal vero,
lo sforzo inane di tanti che vogliono “cogliere” sul vivo
qualcosa che non ha ancora il distacco necessario nel tempo). Ogni pittura
valida vive nel tempo più che nello spazio, è ovvio da
Masaccio a Cézanne, la pittura si fa memoria, così può aprirsi
al simbolo, non prima, e le bottiglie di Morandi vinceranno sempre le
figure di Irolli, proprio per questa superiore qualità d'intuizione...
E Goya è tutto memoria, perfino gli impressionisti riescono solo
nel punto che collocano i loro oggetti improvvisi nell'aria favolosa
della memoria, e la “Colazione sull'erba” è l'esempio
clamoroso.
Invece, per Variopinto i momenti felici sono proprio questi: sembrano
rapide notazioni e sono al contrario un prestare ascolto continuo alle
immagini antiche. Così di Napoli può “cogliere” la
stanchezza, il languore, il brivido di freddo di certe sue sere imbronciate:
e il grigio che si disfà nel viola, nel blu, nelle vampe dell'ocra
rossa, nel sordo delle terre o che s'accende di rapidi splendori, di
lame taglienti di luce a filo d'orizzonte: in fondo sono la trovata maggiore
di questa pittura che vorrei suggerire agli intenditori d'arte. Di qui,
i controluce: pittura che tende per sua natura all'equivoco della scenografia
e dell'abbozzo e che per essere invece congeniale del Variopinto trova
risultati di una straordinaria verità pittorica" (Arsenio).
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