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Raffaele Di Meglio
Il palloncino

 

 

 

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Raffaele Di Meglio

"(...) Raffaele Di Meglio dipinge e scolpisce come uno Zarathustra fuori tempo, un Gesù in ritardo, un Messia senza udienza in questo secolo in cui santoni e guru operano col computer ed usando haschich e marijuana per penitenza, eroina ed L.S.D. per assoluzione finale. Di Meglio invece urla, impreca, piange solitario nel deserto, e nella sua invenzione dolente la sofferenza umana si disumanizza, diventa mostruosa e deforme accusatrice come il bisturi del chirurgo che mette a nudo il cancro letale della nostra civilizzazione.
La novità del suo procedimento è soltanto apparente. Altri prima di lui hanno effettuato questa specie di "analisi del profondo" che ha lasciato testimonianze ormai capitali. Di essi Raffaele non nega la paternità anche se essa è soltanto ideale ed intellettuale.
Per il segno, sia esso pittorico o scolpito, la prontezza di questo artista giovanissimo - avrà 30 anni nel 1982 - rimane personalissima. Di Ischia, senza essere ischitano nella tematica e nelle intenzioni. Di Meglio opera a vivo sulla materia - in particolare i bellissimi legni - ma con dietro un bagaglio di strutture e conoscenze che ne fanno, nel suo genere, una specie di piccolo maestro.  Con una limitazione tuttavia dovuta alla sua stessa violenza. In ogni suo lavoro infatti quella che si nota è la mancanza di pietà. Scomparse - forse per sempre dal suo discorso la dolcezza e la tenerezza della sua terra natale? Il tempo ce lo dirà" (Enrico Giuffredi).

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