Napoli Mostre

di Carmine Negro


 

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Luca Giordano

Nell'ambito delle iniziative avviate dal 1979 per conoscere e valorizzare momenti e aspetti delle arti a Napoli, la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici, organizza in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna e il Los Angeles County Museum, una mostra dedicata a Luca Giordano, uno dei protagonisti del Barocco europeo al servizio delle più prestigiose Corti europee e dei maggiori committenti internazionali.
La lunga e proficua carriera di questo maestro del Barocco internazionale, pittore napoletano e allo stesso tempo profondamente europeo, nato nel 1634 e morto nel 1705, viene tracciata in una imponente mostra che, inaugurata il 3 marzo nell'edizione napoletana, sarà visitabile fino al 4 giugno 2001 a Castel Sant'Elmo con alcune sezioni alla Certosa di San Martino e al Museo di Capodimonte; successivamente andrà al Kunsthistoriches Museum di Vienna (17 giugno-7 ottobre), al County Museum of Art di Los Angeles (4 novembre-20 gennaio 2002) e infine, parzialmente, a Madrid.
La mostra intende documentare, attraverso una selezione di oltre 120 dipinti, di cui una cinquantina inediti o poco conosciuti, e 60 disegni provenienti da raccolte private e dai maggiori musei europei o americani, le diverse fasi della lunga attività dell'artista.
Luca Giordano fu soprannominato dai suoi contemporanei Luca fa presto per la rapidità con cui eseguiva le sue opere, quadri e affreschi. In realtà guidava uno stuolo di aiuti e collaboratori, una bottega imprenditoriale ben organizzata, alla maniera di Rubens e al contempo non esitava a prestare soldi a usura. Figlio di un modesto pittore e mercante di quadri, Luca Giordano raggiunse vertici di virtuosismo nel ciclo affrescato tra il 1683 e il 1685 a Palazzo Medici Riccardi a Firenze. Dal 1692 al 1702 lavorò a Madrid, presso la corte di Carlo II d'Asburgo, trascorse gli ultimi anni a Napoli.
La mostra napoletana rende giustizia di un aspetto della produzione di Giordano: il disegno. I fogli, che egli usò per copiare, per abbozzare composizioni e fermare impressioni, per registrare un ricordo dei suoi stessi dipinti, avevano freschezza, espressività, vivacità, e dimostrano che la sua vituperata velocità d'esecuzione era dovuta anche al fatto che l'artista aveva le idee chiare sull'architettura dell'immagine finale. Questi schizzi ricchi di figure, molti dei quali considerati tra i più belli del Seicento, non solo italiano, sembrano bozzetti scenografici di un universo dove tutto si risolve in spettacolo, in movimenti e in prospettive aeree. Il naturalismo carico di ombre della giovinezza, il dilatato respiro barocco della maturità, fino alla trasfigurazione delle miserie e dello sfarzo di Napoli in un fastoso sogno a colori.
Le opere in esposizione nelle sedi di Napoli, Vienna e Los Angeles sono state selezionate da un comitato internazionale composto da eminenti studiosi del Giordano e del Barocco europeo presieduto dal prof. Oreste Ferrari.
Il viaggio nell'arte di Luca Giordano può virtualmente partire dal Cristo alla colonna ispirato al dipinto di analogo soggetto di Caravaggio a Capodimonte. Erano gli anni Cinquanta, l'artista formava il proprio linguaggio sul naturalismo caravaggesco, su Mattia Preti, su Jusepe de Ribera innanzi tutto, e un impressionante e drammatico Apollo e Marsia del 1659-60, dove il semidio sta per scorticare il fauno, documenta una fase in cui sul fondo cupo della tela si stagliano i corpi bagnati di luce. Da quel naturalismo napoletano Luca Giordano si allontanerà progressivamente. Nel 1652 intraprese un viaggio di studio a Roma, Firenze e Venezia che gli fornì un bagaglio utile per tutta la vita. Guarderà alla pittura veneta del Cinquecento, alle complesse impaginazioni di Paolo Veronese, a Rubens, a Pietro da Cortona, per costruire un linguaggio autonomo, aereo, più solare, assai gradito ai committenti che gli chiedevano opere a tema sacro o mitologico da tutta Europa. Elaborò un linguaggio venato anche di sensualità, come attestano l'olio su tela Lucrezia e Tarquinio, del 1663, e le carni scoperte, i drappi e la frutta in primo piano di una Cleopatra nell'atto di uccidersi con il serpente del 1700.
Per conoscere Luca Giordano occorre aprire una finestra sulla Napoli del Settecento e non dimenticare i suoi affreschi: come quelli nella chiesa di San Gregorio Armeno dove, già baciato dal successo, nel 1678-79 l'artista eseguì le storie del santo, vera trasfigurazione in forma di sogno e di colori degli splendori e delle miserie della vita partenopea della sua epoca.Il catalogo della mostra è edito da Electa-Napoli.
A fine maggio 2001 è previsto, inoltre, un convegno internazionale di studi che affronterà le varie problematiche emerse in mostra, in particolare, per la periodizzazione dell'attività di Luca Giordano e per le relazioni con la committenza
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(in La Rassegna d'Ischia n. 2/2001)